Heritage e identity

Rocco W. Ronza 1Opinione – In Stefano Rolando, Citytelling , Egea novembre 2014.

Se city branding implica la costruzione di una narrazione identitaria, capace di imporsi a chi vive la città quanto a chi la visita, Milano dovrà fare i conti anche con la sua storia, o almeno con quella parte di essa che contribuisce a delineare il patrimonio (heritage) culturale di ogni città contemporanea. Un compito non facile, visto che, nella divisione del lavoro che si consolida tra le città italiane a fine Ottocento, a Milano è assegnata l’economia (le banche e la finanza), mentre ad altri centri sono riservate le funzioni di capitali storico-culturali e identitarie del paese.

Eppure, per la lunghezza della sua esistenza e per la continuità della suo rango nella gerarchia urbana, peninsulare e continentale, Milano è la più storica delle grandi città italiane. Nel IV secolo d.C., quando la pressione barbarica ne fa sede dell’Impero d’Occidente, Venezia deve ancora vedere la luce, mentre Firenze e Torino sono piccoli centri senza importanza. Certo, Roma domina l’età antica e tornerà al centro del paese con il Papato barocco e poi con il Fascismo. Napoli può vantare la sua grecità originaria e uno status metropolitano che dura fino a Novecento inoltrato, guadagnandole anche una quota di maggioranza nella costruzione identitaria dello Stato unitario. Entrambe, però, attraversano lunghi periodi di marginalità e di stagnazione. Milano, invece, non declina mai. Nel Settecento, quando tutta la penisola si trasforma nello sfondo paesano e sonnacchioso dei Grand Tour nord-europei, le riforme teresiane la rifondano, gettando le basi (anche nella regolazione urbanistica) di quel ruolo di “porta della modernità” che mantiene da allora. E’ proprio la continuità che rende la storicità di Milano difficile da rappresentare. Roma, Firenze e Venezia, “congelate” nelle rispettive età d’oro, devono al proprio declino la trasformazione in musei a cielo aperto e la consacrazione come città d’arte nell’immaginario europeo e americano. Il risultato della storia di successo della metropoli lombarda, invece, è un cityscape contemporaneo frammentato, in cui (come nella Troia scoperta da Schlieman) gli strati del passato appaiono collassati uno dentro l’altro. Nel tessuto viario, la città romana, che continua a riemergere dagli scavi delle metropolitane, si fonde con quella medievale e moderna, mentre i toponimi medievali, dominanti in altre città italiane, devono cedere spazio alla narrazione risorgimentale, la prima iscritta in un progetto consapevole di place renaming. Perfino nelle vaste periferie milanesi, liquidate spesso sbrigativamente come “senza storia”, il passato industriale si intreccia con preesistenze rurali medievali e preromane. Un patchwork complicato e ricchissimo, in cui si radica un “genoma” identitario che in gran parte aspetta ancora di essere dissotterrato e riutilizzato.

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1. Opinione – In Stefano Rolando, Citytelling , Egea novembre 2014.