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La riorganizzazione del racconto della città

Dal 2012, a seguito di un seminario progettuale svoltosi alla presenza del sindaco di Milano ha operato, attivato dal Comune di Milano, un Comitato Brand Milano (14 esperti e rappresentanti di ambiti sociali, economici e culturali significativi).

Il Comitato Brand Milano è stato costituito nell’ambito dell’Assessorato Attività Produttive, Turismo, Marketing territoriale e Commercio del Comune di Milano (assessore Franco D’Alfonso) e partecipato dai dirigenti dell’Assessorato Alessandro Pollio Salimbeni Massimiliano Taveggia.

Esso ha altresì operato nel quadro della convenzione tra il Comune e la Triennale di Milano (presidente Claudio De Albertis, direttore Andrea Cancellato, funzionarie dedicate Carla MorogalloValentina Barzaghi).

Il Comitato ha agito in condizioni di volontariato civile e ha fornito progettazione e accompagnamento ad un percorso indispensabile essenzialmente a due cose:

  • il riepilogo storico-identitario della città;
  • a proposta di nuovi percorsi narrativi nel quadro di Expo 2015 e della costituzione della città metropolitana.

Esso è stato ampliato nel 2013 e incaricato di accompagnare come Comitato Scientifico l’attuazione del Programma “Brand Milano”.

Composizione del Comitato Brand Milano 

Stefano Rolando (presidente), professore di Teoria e tecniche della comunicazione pubblica e di Politiche pubbliche per le comunicazioni all’Università Iulm Milano. Già direttore generale alla Presidenza del Consiglio Ministri e del Consiglio regionale della Lombardia.

Laura Agnoletto, architetto ed esperta di design sociale.

Armando Branchini, vicepresidente Fondazione Altagamma. Docente all’Università Bocconi.

Antonio Calabrò, direttore Fondazione Pirelli, membro del comitato di presidenza di Assolombarda.

Monica Gattini Bernabò, direttore generale Fondazione Milano (Scuole Civiche).

Davide Milani, portavoce della Arcidiocesi di Milano.

Alessandro Olper, professore di Economia e Politica Agraria alla Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano.

Marco Percoco, docente Università Bocconi, Analisi politiche e management pubblico.

Fulvio Ronchi, designer, responsabile laboratorio Identità visuale Politecnico di Milano. Già Art Director Olivetti e coordinatore (1985-1995) della identità visuale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Patrizia Rutigliano, presidente Ferpi-Federazione italiana delle Relazioni Pubbliche, direttore Relazioni Istituzionali e Comunicazione Snam.

Emanuela Scarpellini, professore di Storia europea all’Università degli Studi di Milano. Coordinatrice corso di laura in Scienze della Comunicazione, Università degli Studi di Milano.

Roberto Serafini, direttore della sede Rai di Milano.

Massimiliano Vavassori, direttore del Centro Studi del Touring Club italiano.

Paolo Verri, responsabile Eventi Padiglione Italia Expo 2015 Direttore Comitato Matera capitale europea della cultura Già direttore Salone del Libro Torino, già direttore comitato Torino 150 unità d’Italia.

 

Contributi tecnico-professionali

Le ricerche demoscopiche, svolte in attuazione del progetto, sono state realizzate tra gennaio e febbraio 2014 da Ipsos e coordinate da Nando Pagnoncelli.

La mostra “Identità Milano”, svolta in Triennale dal 7 aprile al 2 giugno 2014, è stata progettata da Michele De Lucchi.

Il programma di eventi culturali e di spettacolo in città connesso alla Mostra “Identità Milano” è stato svolto con la regia di Massimo Navone da Fondazione Milano e dalle Civiche scuole di spettacolo (in particolare dalla Scuola di teatro Paolo Grassi).

Da giugno 2014 è stato avviato in Triennale un tavolo di relazione e confronto con i nuclei di lavoro attorni al citybrand delle città storiche italiane (a cui hanno fin qui partecipato Milano, Roma, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Napoli; è in definizione il rapporto tra il Ministero Affari Regionali ed Autonomie con questo tavolo specificatamente orientato al tema delle aree metropolitane.

 

Iter svolto (2013-2014)

  • Definizione di  linee generali di approccio metodologico e di un programma in collaborazione tra Comune (Assessorato Attività produttive, Marketing territoriale, Turismo e Commercio) e  Triennale di Milano aperto al contributo di altri soggetti.
  • Obiettivo principale : stimolare e ampliare il dibattito pubblico intorno alle vocazioni della città, al profilo di appartenenza (per chi risiede e per chi comunque ci vive e lavora) e alla relazione di immagine che la città instaura con  tutti coloro che stabiliscono dirette o indirette relazioni.
  • Per far scaturire  dalla consapevolezza dei cittadini la definizione degli argomenti essenziali di questo dibattito, il programma ha avuto come punto di partenza la realizzazione  (affidata a Ipsos) di ricerche di opinione (i risultati sono riportati nel sito della Triennale e ora trasferiti in questo sito).
  • Su questa base è stato messo a punto il profilo di una mostra sul patrimonio simbolico della città in Triennale dal 7 aprile al 2 giugno 2014, realizzata da Michele De Lucchi e inaugurata dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia.
  • Tre gli snodi nella mostrala storia (con il suo patrimonio simbolico);   la formazione della realtà attuale (e quindi i temi attuali della identità della città); l’ avvio di un dibattito sui cambiamenti (intanto con gli stimoli di sette famosi illustratori che, scegliendo un frammento di quei temi, hanno dato interpretazioni libere).
  • Contemporaneamente è stato svolto un programma culturale e di spettacolo per rendere più partecipi i cittadini.  In sette piazze le installazioni trasferite dalla Triennale hanno riproposto la lettura degli illustratori e, nelle pedane, un programma di spettacoli progettati e  interpretati dalle Scuole Civiche di spettacolo di Milano. Letture, dialoghi, musiche, danze: dalla tradizione al cambiamento della città.
  • Da ottobre a dicembre 2013 Mostra e spettacoli sono oggetto di un itinerario partecipativo con i cittadini della Zone di Milano e con un selezionato numero di Scuole.
  • Sui media, attraverso incontri pubblici, con attivazione creativa e partecipativa di cittadini e settori professionali della città, le tematiche poste in evidenza hanno ottenuto riscontri e il segnale di interesse della comunità di dialogare sul profilo di identità simbolica (sono in realizzazione un saggio di analisi e documentazione edito da Egea  e il catalogo generale di  Triennale, in questo sito alla voce Pubblicazioni).

Le ricerche

Le ricerche condotte tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 hanno presentato risultati su:

  • percezione identitaria di cittadini residenti, pendolari e city users;
  • percezione di immagine della città da parte di italiani e cittadini del mondo;
  • rilevazione sulla mediatizzazione della città (sondando anche stampa estera corrispondente da Milano);
  • rilevazione del posizionamento di Milano nei ranking internazionali di “city image and reputation”;
  • rilevazione dell‘immagine di Milano dopo EXPO.

 

I caratteri dell’approccio iniziale

Per introdurre qui uno spunto narrativo, attorno all’ampio lavoro che Comitato Brand Milano ha sviluppato nei suoi quasi quattro anni di iniziativa si riporta un documento di lavoro della fase iniziale che riporta attorno a tre punti tematici l’approccio perseguito nel rapporto tra storia identitaria e trasformazione dell’immagine della Città che è stato all’origine delle molte iniziative in precedenza accennate.

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Milano e la legge del contrappasso

Industria e creatività

L’immagine industriale della città di Milano ha talmente dominato, per anni, sui milanesi, sui tantissimi lavoratori che in quelle industrie hanno trovato certezze (spesso pagate largamente con l’immigrazione), sugli italiani, sul mondo intero, che solo la legge del contrappasso poteva avere altrettanta fortuna. Cioè fare altrettanta presa. Quale contrappasso? Quello di diventare – dagli anni ’60 in poi, radicalmente verso la fine del secolo – la città delle economie immateriali, della creatività, della moda, dello spettacolo, della comunicazione. Una lunga storia di fabbriche, capannoni, ciminiere sbuffanti, tute blu, bici&nebbia, dialetti locali e meridionali. Ma anche storia di una grande cultura del prodotto, di tecnologie, di design e, alla fine, di benessere, di consumi, di crescita del tessuto urbano e dei servizi. Essa è stata a poco a poco sostituita – nell’immaginario nazionale e internazionale – da forme simboliche post-moderne. Mobilità, finanza, web, aperitivi, moda, gastronomia, sport. Eccetera. Conservandosi comunque senso diffuso e comune, mai prevenzione, per la cultura di impresa.

Città ibrida

Convivendo. Sì, convivendo. Mescolando, ibridando. La città industriale è insomma diventata “industriosa”, la qualità della rete della conoscenza e dei servizi ha creato le condizioni di sviluppo della ricerca (su cui comunque da tempo c’erano primati), scienza e salute hanno radicato grandi esperienze. E, accanto, la città degli architetti, degli stilisti, degli artisti, degli editori, dei creativi, della musica, del teatro, ha continuato a perseguire i suoi obiettivi ma uscendo dal controcanto di una volta, pretendendo maggior protagonismo. E poi quell’industria, per lo più lasciando la sua archeologia nella cintura urbana, non ha rinunciato a trasformare la sua forza competitiva, cercando le strade – nel manifatturiero – della innovazione e della esportazione. Trasformando anche in pochi anni quella archeologia. Infine – ma non da ultimo – la convivenza con la città sociale, la città solidale, la città delle economie “del noi”.

Complessità

E’ un lungo percorso fatto di complessità.  Quella della molteplicità dei volti, dell’impossibilità di una definizione univoca. Allora anche la complessità del racconto di sé. Vasta storia, fin dalle origini costruita sull’identità primaria della città – Mediolanum, la terra di mezzo – che nei secoli ha fatto baricentro e convergenza tra nord e sud e tra est e ovest, fino a ritrovare questo ruolo e questa prerogativa nell’età del web. Quando l’astratto e il concreto, il materiale e il virtuale, si cercano, si completano, si sfidano. Nel territorio e nelle reti.Molte tracce di quella storia, con un patrimonio artistico custodito che sarebbe vanto di qualunque città d’arte ma che Milano – schivando per anni questa dicitura – ha tenuto in vaga ombra. Fino ad essere pronta oggi a chinarsi di nuovo su un segmento che non è più solo museale ma anche una economia viva. Che ha generato nel tempo e nell’attualità simboli forti della sua immagine, a cominciare dalla traccia mondialmente nota di Leonardo da Vinci. E in cui luoghi e beni (le custodie, i palazzi, il Duomo di tutti) hanno imparato a integrarsi con altri fattori immateriali – valori, diritti, battaglie ideali – per raccontare vicende di occupazione e di libertà, in un puntuale ciclo dei sentimenti collettivi che hanno saputo disfarsi di servitù e di affermare principi di equità.

La città dei diritti

La città dei diritti si consacra con l’editto di Costantino; riceve all’uscita dei secoli bui i riconoscimenti dei valori di comunità e di proprietà;  partecipa nel Rinascimento all’egemonia italica sull’Europa;  esprime il valore della libertà e della persona nel suo caratterizzante Illuminismo (quello che vede a Milano la scrittura di Dei delitti e delle pene); sta da protagonista nel coro dell’ottocento risorgimentale europeo;  profila lì un progetto di federalismo che l’unità accantonerà e che la città perseguirà nel suo percorso di rivoluzione industriale;  compensa la sua primogenitura del fascismo con il punto più alto della lotta italiana di liberazione. Milano ricorda anche le sue date nere. Quelle delle restrizioni, della perdita di indipendenza, della peste morale e materiale. Le ricorda tutte. Ma conosce la sua forza bimillenaria di trovare da sé le energie per correggere le pieghe della storia. Un borgo antico che si fa città, una città – quasi mai città capitale – che si fa metropoli. Che è il destino attuale che Expo aiuterà a delinearsi, come passaggio obbligato per conservare identità e conseguire sviluppo. Appunto generando un suo progetto di identità competitiva.

Milano e la legge dello storytelling

Fortune e sciagure

La legge dello storytelling non è codificata, ma è di universale portata. Più o meno questa legge dice: senza racconto non c’è comunicazione; senza comunicazione c’è prevalenza degli stereotipi. Ora, gli stereotipi sono la fortuna ma anche la sciagura di ogni paese e di ogni popolo. Crescono su basi di realtà, come le caricature. Si impongono per proporre autocritica. Finiscono per produrre spesso autocompiacimento. La fortuna – per così dire – sta nell’alimentare caratteri visibili, percepibili, di identità. Che generano nel tempo “domanda”. Ma trasferiti al di fuori, quel principio di convivenza un po’ complice, quindi al fondo di natura affettiva con i propri difetti, trova meno comprensione e – nelle comunità diverse per storia e principi – produce addirittura rifiuto e talvolta ripugnanza. La difesa spesso cieca o semplicemente un po’ provinciale della identità può mescolarsi a perversioni o irrazionalità. Ciò che nei secoli ha generato forme di aggressività e di violenza.  Ogni guerra è stata sempre combattuta da armi mortali, ma anche da strumenti comunicativi fondati sull’amplificazione degli stereotipi del “nemico”.

Rinnovare le proprie storie

Ecco perché qualunque soggetto nazionale, territoriale, locale, deve rinnovare le sue storie. Anche quando esso vive il presente nella pace, nell’armonia, nella presa di distanza da forme sempre pericolose di propaganda. Rinnovare le storie significa tante cose: leggere la propria trasformazione, coglierne la tendenza evolutiva, ridurre la portata di dicerie e credenze, far lievitare un pensiero collettivo teso al futuro, misurato a sogni realizzabili. Il soggetto di questo impegno non è un singolo, è una collettività. E quelle “storie” sono davvero costruite nella mescolanza. Non funzionano le storie inventate a tavolino da qualche potere. Quelle sono spesso storie che sostituiscono i sogni con le velleità. Sono storie pensate per una comunicazione verticale in un mondo in cui proprio la comunicazione cresce sempre più orizzontalmente.

Un progetto verso Expo e oltre

Questi, fin qui descritti, sono stati i principali convincimenti maturati attorno al ruolo del Comune di Milano che è inevitabilmente responsabile in materia di “identità della città”.

Quella Civica Amministrazione che da sempre – quasi mai da sola, piuttosto nello scambio con tutti i soggetti della rappresentanza e attraverso l’impegno di alcune funzioni che potremmo chiamare della “rappresentazione” (dall’arte all’informazione, dall’educazione allo spettacolo) – è chiamata dagli eventi a fare sintesi del pensiero comune, soprattutto nei momenti di cambiamento, di evoluzione. Quello presente è senza dubbio uno di quei momenti. Non solo perché sollecitato dalla grande vetrina planetaria che nel 2015 sarà l’Esposizione Universale a Milano (e su un tema di grande riflessione sul rapporto tra potere e diritti, tra dipendenza e indipendenza, tra concentrazione e distribuzione, come è quello della “nutrizione”), ma anche perché la spinta dal locale al globale, che accende di continuo nuove connessioni, fa di Milano una delle città europee più in tensione e più alla prova.

Il patrimonio simbolico è di tutti

Un convincimento su tutti: alla base del progetto l’idea di far lievitare dibattito e consapevolezza soprattutto in città, nella preparazione culturale, civile e sociale a Expo, attorno al rapporto tra l’identità della città e la proiezione della sua immagine. L’idea anche di approfittare meglio di quella vetrina, ma anche per traguardarla, per andare al di là, per cogliere insieme il senso di una relazione delicata: quella tra il patrimonio simbolico (mai fermo) e il modo di rappresentarlo (mai univoco). Il progetto Brand Milano (perché è questo il senso con cui si è interpretata l’espressione “brand”,  non tanto un segno grafico ma l’insieme di evocazioni che esso contiene) ha avuto avvio a metà del 2012 come programma di studio. E nel 2013 ha visto la decisione della Giunta presieduta dal sindaco Giuliano Pisapia di scegliere una netta autonomia della sua attuazione. Non creando cioè all’interno del Comune le condizioni di “regia”, ma trasferendo la responsabilità attuativa su un ente culturale pubblico tra i più reputati per gestire nell’interesse dei cittadini la relazione tra rappresentanza e rappresentazione. Compiendo così una originale e innovativa esperienza in materia, appunto, di branding pubblico. 

Milano e il suo progetto di brand pubblico

Cambio di passo

Il Comitato Brand Milano che si è formato in una condizione di prestazioni volontarie, accogliendo figure significative della diversità dei saperi e dei contesti che concorrono al tema “identità e immagine” di una comunità, si è – mantenendo il carattere di  impegno civile per la città – costituito in Comitato scientifico per accompagnare con ipotesi, suggerimenti, elaborazioni, il cammino che Triennale ha cominciato a svolgere per portare le idee emerse dal laboratorio all’esecuzione. Questo testo vuole essere la sintesi – negli intendimenti più selettiva, più riassuntiva, più leggibile, rispetto all’insieme dei materiali emersi nella fase di studio e rilevazione – così da mettere un ponte a disposizione di istituzioni, cittadini, operatori, media, imprese tra un importante aggiornamento sulla condizione del “brand Milano” (dentro e fuori la città) e gli eventi previsti per ragionare sul “cambio di passo” nel racconto della Città. A partire da Expo e verso il futuro.

Le fasi del programma 

Sono successivamente indicate e si scorgerà facilmente che questo testo si colloca appunto a metà del viaggio per raccogliere i punti in evidenza della fase di ricerca (che si configura naturalmente anche come una fase di ascolto scientifico dei cittadini e dell’opinione pubblica locale, nazionale e internazionale) per dare più contenuto al “dibattito pubblico” che la mostra affidata alla regia progettuale dell’architetto Michele De Lucchi (in città e in Triennale) e gli eventi culturali previsti (affidati alla regia di spettacolo e alla generosa  disponibilità delle Scuole civiche artistiche milanesi costituite nella Fondazione Milano) che concludono questa fase in un Forum che concentrerà l’attenzione proprio sul nodo del “racconto” tra tradizione e innovazione.

Così fan tutte

Questa del “racconto” applicato alla città – appunto, come si dice, del citytelling della comunità milanese verso sé stessa e verso il mondo intero, non è più una originalità. E’ un punto obbligato nel rapporto tra città e grandi eventi che le leggi mediatiche hanno imposto negli anni. Roma aprì le Olimpiadi del 1960 con il racconto meraviglioso del suo morbido e pastellato settembre, che cingeva storia e cultura, ambiente e sport, nel primo grande affratellamento universale quindici anni dopo la guerra e nell’avvio di una nuova fase di benessere. Poi quel racconto si è fatto sempre meno di cornice e sempre più mirato a “presentare” in forme meditate storie identitarie e caratteri di fondo della comunità ospitante. Il Sud Africa aprendo i Mondiali di calcio del 2010, Shanghai aprendo l’Expo del 2011, Londra aprendo le Olimpiadi del 2012, Sochi aprendo le Olimpiadi invernali del 2014. Alcuni dei tanti esempi di vero e proprio copione di un articolato racconto, mirato sempre ad una ipotesi percettiva tra passato e futuro. E, pensando all’Italia, l’esperienza del 2006 di Torino città ospitante le Olimpiadi invernali di quell’anno, ci ha dimostrato che questo “racconto” può essere l’occasione – se ben presidiato – di andare al di là dell’evento e di stabilire nella comunità e fuori dalla comunità una messa a registro complessiva dei cambiamenti strutturali intervenuti in un territorio, nella sua economia, nella sua condizione urbanistica, nella valorizzazione delle sue vocazioni.

Domande che ci riguardano

Eccoci dunque alla restituzione di alcune conoscenze preziose per il dibattito che “Brand Milano” vuole sollecitare. E che – in questo testo e in un trasferimento creativo di informazioni in rete – è materiale senza copywright perché, appunto, rende a tutti il pensiero di tutti. Quello che risponde alle domande chi siamo?, come siamo diventati?, come siamo percepiti?. Domande che, da sempre, ci interessano molto.

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Per la gestione successiva si è ritenuto necessario provvedere al consolidamento del nucleo di progettazione e di accompagnamento del percorso con una dimensione organizzata per affrontare l’incremento delle operatività.

L’obiettivo dichiarato è stato quello di creare le condizioni per una legacy permanente che, dopo l’esperienza di Expo 2015, resti al servizio degli interessi culturali e promozionali della Città.

Il Comune di Milano ha ritenuto indispensabile la convergenza tra soggetti pubblici e privati a sostegno di iniziative maturate per realizzare e accompagnare una adeguata politica di brand. La collaborazione tecnica, fin dall’inizio, con la Triennale è stata considerata importante per la prosecuzione del progetto.

A settembre 2014 è stata definita una prima intesa con la sottoscrizione di un documento di convergenza operativa (Per l’identità e la reputazione di Milano, disponibile in calce), sottoscritta nella prima fase da A2A, ATM, Fondazione Fiera Milano,  MM, SEA, Università degli Studi, Triennale.

Dopo la realizzazione del Forum si prevede l’ampliamento della partecipazione (con soggetti espressione del tessuto economico, associativo, culturale della città) e nelle forme organizzative più adeguate.

Documento dell’8 ottobre 2014

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I sottoscritti, rappresentanti legali o comunque delegati alla firma del presente atto, in rappresentanza di soggetti operanti per la pubblica utilità e al servizio di interessi generali della Città di Milano, nella consapevolezza del rilievo che l’evoluzione della tematica identitaria connessa all’immagine della Città assume nel quadro di eventi – interni o esterni alla comunità – con la necessità di un continuo lavoro di raccordo e di sintesi nel pluralismo vocazionale e culturale di anime diverse della società in rapporto alle istituzioni, prendono atto con vivo apprezzamento del lavoro fin qui svolto con spirito civile dal Comitato Brand Milano, attivato dal Sindaco della Città su questa materia e si costituiscono in nucleo promotore di un nuovo soggetto – in questa prima fase associativo e tendente a forme stabili di aggregazione – che ha la missione di proseguire in modo costante l’operato al servizio delle finalità descritte nell’interesse generale della Città e della sua cittadinanza.

In particolare essi acquisiscono come elemento caratterizzante la missione del nuovo soggetto associativo l’elaborazione fin qui sviluppata – e resa pubblica – da detto Comitato e si impegnano a sostenere la trasformazione organizzativa, scientifica e professionale dell’esperienza svolta al fine di provvedere, in modo raccordato e funzionale, alla messa a fuoco delle tematiche identitarie e reputazionali della Città. Ciò nel contesto territoriale e istituzionale locale, nazionale e globale; a fronte di eventi che ne coinvolgono in modo profondo l’immagine e a fronte di mutamenti significativi del rapporto che lega la città e la sua complessa utenza al patrimonio simbolico collettivo, materiale e immateriale.

Tale sostegno si esprime nel conferimento, a far data dall’1 ottobre p.v., di quote associative, risorse professionali e strumenti di servizio nel quadro di un progetto di operatività che nasce da un programma di iniziative al servizio precipuo della città e della sua principale istituzione democratica, con la decisione di rendere operativa questa volontà – convenuta nel corso di un approfondimento istruttorio svolto alla presenza del Sindaco della Città a Palazzo Marino il 22 settembre c.m. – secondo forme e modalità che lo stesso Comitato Promotore che si va costituendo tra i sottoscritti deciderà, approvando uno Statuto e una forma di regolamentazione operativa.

Si intende che il quadro dell’operatività – che avrà il sostegno di un qualificato organo scientifico promosso dall’impegno dichiarato attorno al progetto dal presidente coordinatore dei Rettori delle Università della Lombardia – terrà conto delle necessità di analisi e di progettazione di cui il Comitato Brand Milano ha dato fin qui prova, al fine di investire tanto il momento elaborativo e di ricerca quanto quello della proposta di soluzioni tese a migliorare il profilo informativo e comunicativo in cui l’interesse della Città si offre all’attenzione della cittadinanza e dell’opinione pubblica, con scopi generalmente orientati all’attrattività della Città.

Alla luce dell’imminenza dell’impegnativo semestre rappresentato da Expo 2015 e altresì dall’imminenza dell’avvio della Città Metropolitana il Comitato promotore considera opportuno e urgente che l’attività qui indicata abbia con immediatezza un presidio organizzativo, snello e qualificato, raccogliendo le sinergie – in particolare costruite attraverso convenzione tra il Comune e la Triennale di Milano – e di recente sperimentate. Creando le condizioni per una parallela verifica delle modalità di esercizio della comune responsabilità vigilante e di indirizzo che i sottoscritti si impegnano di esercitare.

Consapevoli, infine,del rilievo strategico rappresentato dalla partecipazione a questa iniziativa di soggetti rilevanti nel quadro sociale, economico e culturale della Città, espressione del pluralismo delle identità e delle vocazioni, i sottoscritti costituiti in Comitato promotore si impegnano a favorire l’ampliamento dell’accesso al loro patto associativo creando – prevedibilmente entro un anno – un più ampio perimetro di iniziativa partecipata nelle forme idonee che insieme si vorrà convenire.

Milano, 8 ottobre 2014 

Sottoscrivono:

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Mostra e programmazione in città

Prefazione

Giuliano Pisapia
Sindaco di Milano

A volte non basta impegnarsi in analisi e ricerche per ottenere una base diffusa di conoscenza che metta tutti – cittadini e imprese, soggetti politici e sociali, osservatori, chi concorda e chi critica – nelle condizioni di rafforzare la qualità del dibattito sull’oggetto più importante della loro e della nostra abituale attenzione: la comunità.
Una comunità, infatti, è al tempo stesso materiale e immateriale, fatta di valori e di interessi, di persone e di storie, di realtà e di simboli

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proprio per questo è necessario restituire alla comunità e ai suoi interpreti tutte le conoscenze acquisite dai suoi protagonisti, creando così le condizioni per una rinnovata discussione sull’identità e sulla reputazione della Città di Milano, con l’Expo ormai vicina e con la evidente trasformazione urbana in atto, proponendosi l’obiettivo di produrre ascolto e consentire partecipazione. Siamo a metà dell’opera, anche perché la sintesi delle ricerche svolte è la testimonianza di un ascolto organizzato in un confronto costruttivo con i cittadini e con l’opinione pubblica (interna ed esterna alla Città). Solo la messa in rete di tutti i materiali e dei dati acquisiti,
a disposizione di chi è interessato, può essere lo strumento, o uno degli strumenti, per rendere, tutti coloro che lo vogliono, partecipi del dibattito – che sta per compiersi in forma meno fredda, meno “scientifica”, più affidata alla creatività e allo spettacolo – sul futuro della città, creando le condizioni per convergere, per valutare, per ampliare e/o per differenziare i giudizi.
Parte così, in Città e in Triennale, una Mostra con eventi culturali e sociali, destinata a interrogare i cittadini sui caratteri identitari della nostra metropoli.
Rispondere alle domande sulla identità e sulla vocazione – che il tempo ha forgiato, modificato, cambiato – è inevitabilmente compito di tutti coloro che si sentono responsabili verso la comunità.
Ma è anche argomento che appassiona i cittadini che sentono la Città come propria
e la vorrebbero coerente con il sogno collettivo del miglioramento, del progresso, del benessere.
Un sogno che Milano ha interpretato nella storia, anche affrontando crisi e difficoltà, dimostrando però una forte, e realistica, tensione verso il futuro, non ignorando il presente e non dimenticando il passato.
Il nostro impegno non può, e non vuole, trasformarsi in un “autocompiacimento” della Città, ma piuttosto nella ricerca e nella volontà, di una sua “riorganizzazione attrattiva”. Attrattiva per chi la vive e la abita, per chi intende conoscerla, per chi è propenso ad accettare l’invito a vivere insieme un frammento della sua vita e del suo divenire. Ringrazio, a nome dell’Amministrazione, la Triennale di Milano per avere assunto la responsabilità organizzativa di questo progetto; il Comitato Brand Milano per averlo appassionatamente disegnato e accompagnato; i professionisti, i creativi, i tecnici, i ricercatori che lo stanno realizzando; i soggetti sociali, economici e culturali della città per volerlo discutere; i cittadini per sentirsi soggetto giudicante e non solo spettatori di questo laboratorio.

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Identità di Milano

Michele De Lucchi
Direzione Artistica e progetto di allestimento

Milano è una citta che cambia pelle in continuazione e nel suo continuo trasformarsi attrae nuovi cittadini, nuove attività, nuove idee, nuovi modi di vivere e di godere della sua dinamicità. La mostra “Identità Milano” fa il punto di quella che è l’immagine della città nella percezione collettiva raccogliendo, nel contesto di una approfondita ricerca iconografica, i simboli più persistenti.

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La Mostra vuole far crescere nei cittadini le domande “Che cosa è Milano?” ”Cosa sa di se stessa?” ”Cosa dovrebbe sapere?” “Chi è?” “Cosa vuole?” “Cosa la distingue?” “Cosa offre?” e molte altre che nella frenesia della vita di tutti i giorni dimentichiamo di porre
a noi stessi e agli altri lasciando disperdere molte opportunità che invece la vita in città ci offre. Senza pretendere di dare risposte esaustive e conclusive, vuole semplicemente far sorgere una esigenza di consapevolezza e diffondere un senso di appartenenza ad un luogo e ad una società che inevitabilmente influiscono nella nostra storia, nella nostra cultura, nel nostro carattere.
Molte opportunità di sviluppo e di crescita rimangono nascoste e inutilizzate proprio per l’impossibilità di riconoscere le capacità e le valenze di una struttura sociale che combina competenze e opinioni di così diversa natura e provenienza come si incontrano in una grande citta internazionale quale la Milano dell’Expo.
Non necessariamente Milano è ascrivibile ad una parola, ad uno slogan, ad una immagine e questo non è l’obiettivo odierno. Non è necessario adesso proporre e realizzare una Corporate Identity, scegliere riferimenti, identificarsi in un monumento o un personaggio storico, ma occorre mettere a confronto le varie anime delle città.
Discutere e riconoscere quello che è maggiormente diffuso nella percezione comune, ci permette di capire chi siamo e soprattutto chi vogliamo essere.
Per dare maggiore impulso a questa indagine, abbiamo coinvolto sei grandi illustratori di Milano, che con i loro disegni visualizzano con freschezza e ironia gli aspetti più riconoscibili della città.
Molte ispirazioni derivano da una ricerca del comune di Milano che ha cercato nella storia, nei monumenti, nel lavoro, nei personaggi e nella cultura popolare, elementi caratteristici della nostra città.
Sono stati realizzati 7 palcoscenici in città dove si svolgeranno recite e performance di vario genere. Sono delle vere e proprie macchine sceniche che espongono in grande dimensione le immagini realizzate dagli illustratori. Ogni istallazione presenta tre opere; le complessive 21 illustrazioni sono poi raccolte nella Sala dell’Impluvium in Triennale insieme ad una ricerca iconografica realizzata dal Comitato Brand Milano.
Gli illustratori sono Julia Binfield, Beppe Giacobbe, Emiliano Ponzi, Guido Scarabottolo, Michele Tranquillini e Olimpia Zagnoli.

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I contenuti della mostra:

Il nome Milano

Lo stemma

I simboli

Palazzi e luoghi

Duecento milanesi

Interpretazioni

Opere d’arte

Eventi

 

La memoria della milanesità

FOTOGRAFIA 

SPORT

FILM SU MILANO

LETTERATURA

Nel 2015 Comitato Brand Milano ha realizzato due importanti Forum dedicati il primo (19 e 29 febbraio) alla discussione sui nuovi profili identitari e narrativi della città, il secondo (17 novembre) dedicato al principale risultato di Expo, lo allo scenario delle prospettive dell’attrattività della città.

Primo Forum Brand Milano

FORUM BRAND MILANO ALLA VIGLIA DI EXPO, QUALE IMMAGINE PER LA CITTA’?

Società civile, impresa, università e politica si confrontano sulla nuova identità di Milano tra storia e innovazione – Sala Napoleonica, Università degli Studi, 19-20 febbraio 2015.

Suggestioni e percorsi per ridisegnare l’immagine della città. Alla vigilia di Expo una due giorni di riflessione sulla nuova identità della Milano ormai “città metropolitana”, che si prepara ai riflettori dell’Esposizione universale. Giovedì 19 febbraio e venerdì 20 febbraio, oltre cinquanta relatori si confrontano sul tema al Forum Brand Milano, appuntamento promosso dal Comune e organizzato dal Comitato Brand Milano in collaborazione con Triennale e Università Statale.

Tra i presenti, il sindaco Giuliano Pisapia insieme a una parte importante della Giunta dell’Amministrazione Civica (intervengono Ada Lucia De Cesaris, Daniela Benelli, Chiara Bisconti, Franco D’Alfonso, Filippo Del Corno, Pierfrancesco Majorino, Pierfrancesco Maran, Cristina Tajani ; il ministro con delega a Expo Maurizio Martina; il presidente di Triennale Milano Claudio De Albertis; una figura storica della cultura milanese come Gillo Dorlfes; i rettori Gianluca Vago (Statale), Franco Anelli (Cattolica) e Cristina Messa (Bicocca), con docenti di vari atenei milanesi; Salvatore Adduce sindaco di Matera capitale europea della cultura 2019 (con rappresentanti di altre sei importanti città italiane ed europee, Barcellona, Rotterdam, Lione, Bologna, Genova, Firenze); rappresentanti del sistema di impresa (Antonio Calabrò, Alberto Meomartini, Armando Branchini, Claudia Buccellati, Pietro Modiano, Enrico Pazzali, Alessandro Rosso, Emilia Rio, Guglielmo Miani, Corrado Peraboni), il presidente di Globus et Locus Piero Bassetti; studiosi e ricercatori (Cristina Cattaneo, Irene Cetin, Albertio Martinelli, Francesca Pasinelli, Nando Pagnoncelli, Giorgio Bigatti); Sergio Escobar direttore del Piccolo Teatro, Luca Bressan vicario episcopale per la cultura della Diocesi di Milano, Sandrina Bandera, soprintendente ai beni culturali della Lombardia, l’architetto Michele De Lucchi, il presidente del Comitato Brand Milano Stefano Rolando; operatori culturali (Fabio Novembre, Monica Gattini, Davide Oldani, Rosanna Pavoni, Marta Boneschi, Vincenzo Latronico), rappresentanti della stampa estera (l’inglese Philip Webster e la brasiliana Fernanda Massarotto); Giangiacomo Schiavi (Corriere della Sera) e Piero Colaprico (Repubblica).

Nel corso del Forum sono stati presentati diversi contributi alla riflessione sul tema:

  • il volume “Identità Milano” (realizzato da Triennale sul lavoro sviluppato da Comitato Brand Milano, edito da Corraini );
  • il sito www.brandmilano.org che svilupperà informazione e dibattito;
  • la serie di filmati brevi Milanoè (sui cambiamenti sociali e identitari);
  • il saggio Citytelling. Raccontare identità urbane. Il caso Milano (di Stefano Rolando, Egea);
  • Importante il contributo della ricerca realizzata da Ipsos sulla percezione della città metropolitana confrontando i dati di febbraio 2014 e febbraio 2015;
  • Presentazione a fine mattina del 19 del film del 1982 e rimasto inedito realizzato dall’Istituto Luce Dopo Milano non c’era che l’America;
  • Serata di spettacolo il 19 in Triennale su “Identità Milano” (Civiche scuole di spettacolo- Fondazione Milano) oltre alla visita guidata a Triennale Design Museum.

Temi della nuova comunicazione narrativa su Milano 

La mostra “Identità Milano” è stata dedicata ad uno sguardo storico sull’evoluzione del patrimonio simbolico della città. Vissuto all’interno come identità e all’esterno come immagine.

Nel cambiamento in corso il dibattito che emerge riguarda argomenti di una futura esposizione (che già la città rende visibile, che già Expo fa trasparire, che già i media cominciano a raccontare):

  • Mantenere in tensione tradizione e innovazione. 
  • Nella centralità del lavoro, da industriale a industriosa.
  • Da borgo a città metropolitana.
  • Da qualità della produzione a qualità della vita.
  • La creatività non applicabile solo al lusso.
  • Da locale e globale a glocale.
  • La «terra di mezzo» si fa terra di opportunità e destinazione.
  • La rete della conoscenza diventa portale globale.
  • Identità e attrattività nella economia della cultura. 
  • Fare sintesi e connettere le anime della città.

Dichiarazioni

  • Un evento che chiude la prima fase di lavoro attorno all’evoluzione della storia identitaria di Milano – spiega Stefano Rolandoe che apre le porte a una più ampia condivisione, nella città, nel territorio circostante, in Italia e nel mondo, circa il rapporto della città tra la sua tradizione e la sua innovazione”.
  • Un’occasione preziosa anche per guardare altre esperienze – commenta Claudio De AlbertisMilano è una “città in movimento” impegnata, al pari di tutte le capitali internazionali, nel difficile compito di fare sintesi tra funzioni un tempo separate: studio, ri-progettazione (sociale e urbanistica) comunicazione, governo del dibattito pubblico. Esperienze che consolidano lo sforzo della città per potenziare la sua attrattività”.
  • L’università degli Studi di Milano – spiega il rettore Gianluca Vago – ha scelto di ospitare Forum Brand Milano perché crede che la reputazione di una città e dell’intera sua comunità sia un valore trasversale, da riaffermare intrecciando le competenze e le esperienze dei vari soggetti coinvolti. In questa direzione vogliamo proseguire il percorso proficuamente avviato insieme ai rettori degli altri atenei milanesi, affinché il mondo accademico torni a essere un riferimento identitario sicuro per le istituzioni locali, le organizzazioni del lavoro e dell’impresa, gli enti sociali e culturali, non soltanto come ambiente capace di educare alla scienza ma anche come motore dello sviluppo sociale e delle politiche civili”.

Comunicato stampa 

GIULIANO PISAPIA: 

“FUTURO E TRADIZIONE PER RILANCIARE L’IMMAGINE INTERNAZIONALE DELLA CITTA’”

Milano, 20 febbraio 2015 – “Al centro del nostro impegno c’è la passione per Milano, una città che amiamo e che vogliamo che anche il mondo apprezzi ogni giorno di più. Come Amministrazione, insieme a tante forze della città, abbiamo voluto partire dalla vocazione secolare all’apertura, al dialogo tra le culture, alla creatività per generare un’identità forte e dinamica proiettata verso il futuro. E nonostante questo, rimane riconoscibile, rimane milanese. Milano può contare su una pluralità di realtà che la rendono già una capitale internazionale di grande richiamo grazie all’arte, al patrimonio storico, all’ambito produttivo, alla cultura e alla scuola, all’associazionismo e al volontariato, ai media, alla moda, al teatro. E soprattutto grazie alle donne e agli uomini che vivono la città in modo sempre più partecipato e aperto”.

Lo ha dichiarato il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia durante le conclusioni al Forum Brand Milano, la due giorni promossa dal Comune e organizzata dal Comitato Brand Milano con Triennale e Università Statale per ridisegnare l’immagine della città.

La sfida dell’apertura e della creatività milanese oggi – ha aggiunto il Sindaco – ha davanti a se due opportunità. La prima è Expo 2015. Milano si presenta al mondo con una immagine positiva proprio perché aperta e creativa. L’interesse per l’Esposizione è vasto, e sta crescendo anche perché abbiamo saputo riempire di contenuti questo evento. C’è poi la sfida della Città metropolitana. Un’area ad altissima concentrazione di valore. Valore storico, valore culturale, valore civile. Valore anche economico: la città metropolitana vale oltre un decimo del Pil nazionale. Se il “brand Milano” non include l’area milanese che è ormai parte della città, è un “brand” che non funziona”.

In Comune abbiamo stimolato un lavoro partecipato in molti settori: sociale, cultura, urbanistica, politiche del lavoro, innovazione e impresa. Lavorare con la città, e con i protagonisti di questi ambiti civili e sociali è diventata un abitudine positiva. Anche questo è brand Milano, anche questo fa la differenza rispetto ad altre realtà e può diventare un esempio per il Paese. Credo che le azioni necessarie a valorizzare Milano e la sua immagine, possano e debbano essere prese da una realtà partecipata da tutti”, ha concluso il Sindaco Pisapia.

COMMENTO DI STEFANO ROLANDO 

Ricominciare a fare sistema sui nodi identitari condivisi

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Forum Brand Milano si è chiuso il 20 febbraio all’Università degli Studi (nella bella Sala Napoleonica di Via Sant’Antonio) con tre bilanci. Uno quantitativo, uno culturale e uno politico.
Provo a fare sintesi, su questo giornale che, dall’inizio, ha sostenuto la tematica.
Settanta contributi, quindici panel, quattro sessioni presiedute da rettori di diversi atenei milanesi, a sostegno dell’idea che il tema è multidisciplinare, poliedrico, trasversale. Ma che, appunto, è anche “disciplinare”. Cioè richiede un approccio sia teorico che tecnico. Qualche schermaglia ancora sulla legittimità della parola “brand” usata in campo pubblico vi è stata. Vi è chi ne apprezza poco l’uso che ritiene mutuato da alla cultura commerciale delle imprese. Tuttavia dopo tanti interventi e la verifica che moltissime città europee ormai sono allineate sul tema – modello organizzativo, finalità, complessità, istituzionalità – possiamo dire che la questione sia superata. Vi è un approccio al branding pubblico che non si limita agli stemmi e ai loghi e che non si può stringere nei soli aspetti di marketing. Comprende anche tutto ciò, ma è soprattutto presidio critico al patrimonio simbolico collettivo e a politiche che servano a tenere insieme, attorno agli aspetti identitari, sia obiettivi di coesione sia obiettivi di competitività. Se tutto ciò si può dire con cinque caratteri (brand) è più facile e più comunicativo.

Dal punto di vista del bilancio culturale del Forum questo è un passaggio utile. Ma è soprattutto importante avere visto emergere nei “milanesi” (nel senso di rappresentanti di soggetti interessati alla rappresentazione di diversi interessi e valori) un certo “orgoglio del racconto” – che, tanto, si intreccia comunque a una abitudine ad essere critici e a voler sempre il miglioramento – che non ha solo lo sguardo indietro ma si misura diffusamente con i cambiamenti in atto.Il Forum (anche se è mancato il contributo dei rappresentanti del governo) è stato anche occasione per un riconoscimento esterno circa il modo con cui Milano ha affrontato il tema, non limitandosi ad una nuova pagina pubblicitaria ma tenendo insieme recupero delle radici, analisi dell’evoluzione e percezione delle trasformazioni.La parola “cantiere” è più volta risuonata. Franco D’Alfonso, introducendo, ha parlato del ribaltamento di una tradizionale sottovalutazione “interna” della città. Piero Bassetti ha detto che, dopo anni, si è aperto con evidenza un “cantiere identitario” sulla Milano di domani. E il sindaco Giuliano Pisapia, concludendo, ha confermato che si tratta di un cantiere “open” – cioè aperto a tutti – ma con una evidente responsabilità istituzionale nell’assicurarne il buon funzionamento. Interessante in proposito il contributo di tre città europee “non capitali” – come Barcellona, Lione, Rotterdam – che hanno mostrato che, per tutte, una moderna politica di branding è trasversale e strategica. Permette di affrontare meglio grandi questioni interne (di crescita, di coesione, di nuove dimensioni metropolitane) e permette di vedersela meglio all’esterno sia con le loro “capitali” sia con la battaglia diffusa per l’attrattività da condurre in tutto il mondo. Poi ognuno declina il modello organizzativo diversamente (chi in house, chi in forma di agenzia, chi attraverso forme associative tra pubblico e privato).

Il radicamento – per ora temporaneo – di Comitato Brand Milano in Triennale si è rivelato al tempo stesso funzionale e simbolico. Se ne vedrà l’evoluzione. Insieme a quella della membership del progetto, in questa ultima fase assicurata dalle aziende di servizio pubblico territoriale, che potrà presumibilmente allargarsi.

La convergenza di domanda e offerta rispetto alla politica di branding è nel migliorare la capacità di fare sistema della città. Abituata al pluralismo anche competitivo interno – comunque un valore, che tuttavia qualche volta ostacola l’obiettivo – Milano percepisce la responsabilità di fronte agli eventi e di fronte alla posta in gioco di varie questioni: uscita dalla crisi, funzionalità amministrativa, equità sociale, diritti delle imprese e dei cittadini. Interessante così che Forum Brand Milano abbia visto accostarsi nuclei ognuno già costituito in rete – su obiettivi diversi – impegnati sul fronte identitario: la grande rete degli atenei, innanzi tutto; Fondazione Aem che è perno di un tavolo di raccordo tra molte fondazioni di impresa che lavorano sul passaggio storico di Milano da industriale a industriosa; l’attenzione al dibattito portato dalla Diocesi (con la forza della sua vasta rete parrocchiale); il circuito delle Case Museo ; la rete dei luoghi della ricerca scientifica; l’associazionismo di comunità immigrate; eccetera. Un perimetro da ampliare e consolidare.

I sei mesi di Expo appaiono ora come un tempo, un luogo (anche concepito come Expo in città) e un modo per misurare questo percorso rispetto alle specifiche finalità della ridefinizione identitaria e comunicativa della città.

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Secondo Forum Brand Milano 

Sala Alessi, Palazzo Marino, 17 Novembre 2015 – Si è svolto nel pomeriggio il secondo Forum Brand Milano dedicato al tema di come consolidare l’immagine nazionale e internazionale della città dopo Expo attorno ad un orientamento condiviso tra istituzioni, imprese e società in materia di attrazione globale.

Oggi, a Palazzo Marino, tante energie positive della città si sono ritrovate per parlare della Milano che vogliamo, della sua identità e del messaggio che deve essere associato all’immagine della città. Milano – ha affermato il sindaco Giuliano Pisapiasignifica libertà, libertà di essere se stessi. Un valore che la nostra città tiene alto attraverso la cultura, la creatività, la spinta a creare e la tolleranza”.

In apertura dei lavori – che sono stati condotti dal presidente del Comitato Brand Milano Stefano Rolando – è stato presentato dalla ricercatrice Chiara Ferrari un nuovo rapporto di ricerca realizzato dall’Istituto Ipsos, proprio sull’immagine di Milano presso i cittadini milanesi (1000 interviste), i cittadini italiani (1000 interviste) e campioni nazionali in dieci realtà internazionali (4000 interviste).

Appare in evidenza una Milano più globale (e negli accadimenti tragici di questi giorni si può dire, dopo Expo, che l’opinione pubblica colloca la città in una percezione più “sicura” di altre città occidentali); una Milano più “portale” della filiera nazionale; una Milano in cui i caratteri dell’economia immateriale e creativa crescono anche nella percezione esterna. Appare anche nella percezione dell’opinione pubblica sondata una città che ha alzato l’asticella delle sue sfide (tanto nel caso del destino dell’area Expo quanto per la costruzione della città metropolitana) su cui c’è favore ma anche timori nell’opinione pubblica interna e nazionale circa il fatto che si “riuscirà a dare adeguato seguito”.

Introducendo la discussione l’assessore comunale al Turismo e al marketing territoriale Franco D’Alfonso ha detto che “dopo Expo Milano affronta un tema trasversale: creare nuove condizioni di sviluppo partendo da una narrativa del territorio capace di interpretare i cambiamenti e capace di produrre azioni mirate. Non solo in materia di turismo ma anche rispetto a ciò che – materiale o immateriale che sia – il mondo sente di voler e poter condividere con Milano”.

Il presidente della Triennale di Milano Claudio De Albertis ha ricordato che “vi è una evidente esigenza della città, così come lo è di tutte le realtà urbane nel mondo che si fanno metropoli, quella di coordinare l’azione promozionale e di racconto, promuovere un’agenda degli eventi al di là delle pur grandi occasioni (una sorta di “Expo in città” permanente), avere una visione condivisa del mutamento della realtà e degli obiettivi che ci uniscono”.

Sono intervenuti nei vari gruppi tematici (turismo, cultura, innovazione, servizi alla città, connessioni internazionali) la vicesindaco Francesca Balzani e gli assessori Filippo Del Corno, Pierfrancesco Maran e Cristina Tajani, Eugenio Comincini, vicesindaco della città metropolitana e rappresentanti di Assolombarda (il vicepresidente Antonio Calabrò), della Camera di Commercio (il vicepresidente Alberto Meomartini), di Fondazione Altagamma (il presidente Andrea Illy) nonché di realtà importanti nella reputazione internazionale di Milano (il sovrintendente del Teatro alla Scala Alexander Pereira, l’a.d. del gruppo Rinascente Alberto Baldan e il direttore della Pinacoteca di Brera James Bradburne), il direttore generale di Fondazione Fiera Milano Paolo Lombardi.

Piero Galli (direttore generale gestione evento Expo) ha fatto un bilancio del contributo di Expo alla reputazione della città (che la ricerca Ipsos per altro suffraga). Importanti i contributi del sistema milanese universitario e della ricerca: Gianluca Vago (rettore della Statale e coordinatore dei rettori del territorio), Giovanni Azzone (rettore del Politecnico), Cristina Messa (rettore della Bicocca) e Alberto Martinelli (presidente di Fondazione Aem) hanno ricordato, tra l’altro, il rilievo delle convergenze attorno ai progetti di indirizzo per l’area post-Expo.

Ampio lo spettro degli interventi in materia di adeguamento dei servizi alla città per le poste in gioco nello sviluppo in corso: i presidenti delle aziende di servizio pubblico (Pietro Modiano, Sea; Davide Corritore, MM; Giovanni Valotti, A2A), il presidente della Casa della Carità don Virginio Colmegna, il presidente del Touring Club Franco Iseppi.

Piero Bassetti e mons. Luca Bressan hanno svolto riflessioni finali sulle responsabilità della città a fronte dei processi di globalizzazione in atto.

L’apertura al mondo – ha proseguito il sindaco Giuliano Pisapiaè una vocazione per la nostra città: Milano è e deve essere sempre di più capace di attirare talenti di ogni cultura, di ogni Paese, di ogni provenienza. E la ricerca effettuata da Ipsos conferma sia l’immagine storica di Milano, come città dell’economia e della produzione, sia un innesto positivo di identità culturale e creativa. Le scelte di questi anni ci hanno infatti consentito di far conoscere il ‘Brand Milano’ nella sua completezza, nella sua capacità di far coesistere il primato economico con quello culturale, prodotta da tutte le energie cittadine”.

COMMENTO DI STEFANO ROLANDO 

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Da tempo proviamo a far crescere un dibattito pubblico – non facile sui media e, se svolto con spirito critico, nemmeno facile nei luoghi istituzionali, sociali e culturali in cui a Milano si è sbandato spesso in passato tra mugugno e enfasi – attorno a un nodo essenziale per le grandi città del mondo: interpretare narrativamente il cambiamento (condizioni reali e vocazioni del territorio) allo scopo di migliorare la coesione (identità) e di produrre un’attrattività non transeunte.

A febbraio la prima sessione di Forum Brand Milano aveva messo un po’ di carte in tavola. Due giorni e settanta relatori per ridefinire il perimetro del cambiamento identitario (una certa convergenza), per ragionare sulle potenzialità della “vetrina Expo” e per fare sintesi della prospettiva di racconto della città. Per una città plurale e quindi di legittimi conflitti sugli interessi in gioco, è proprio il “far sintesi” il problema. Se dici “industriale” si alzano i creativi per protestare; se dici “creativa” ti mostrano il resistente fatturato del manifatturiero; se dici “operosa” ti chiedono di aggiungere anche “solidale”; se dici “orientata al profitto” non hai tregua se non aggiungi anche “orientata alla conoscenza”. Eccetera, eccetera. Quindi le sintesi sono difficili, politicamente delicate e debbono accettare un certo turnover della rappresentazione. Le grandi città del mondo fanno su questo analisi e regia. Perché il brand è un “bene comune” e le regole della rappresentazione – ferma restando la massima libertà di opinione e di stampa – contano.

Eccoci dunque alla fase due. Che richiedeva un passaggio concertato. Almeno con un campione significativo di classe dirigente della città (amministrazioni, associazioni, imprese, università, soggetti ineludibili) che a volte ti spiega che ha altro da fare, a volte dimostra invece di prendere con grande serietà certi riti che contano. In Forum Brand Milano seconda edizione in Sala Alessi a Palazzo Marino il 17 novembre (il tempo – rispetto all’evento di febbraio – passato da 26 a 3 ore, i relatori da 70 a 25) abbiamo assistito a una mirabile concentrazione-attenzione dei partecipanti: 200 minuti di generosa attenzione seduti allo stesso tavolo contro solo 5 minuti di protagonismo (interventi brevissimi come al Parlamento europeo).

Abbiamo percepito come quel campione della classe dirigente  accolga oggi in modo convinto il tema della “nuova narrativa” come tema strategico. Abbiamo messo a registro – dopo due anni di vari eventi accompagnati sempre da approfondimenti preliminari – che non si fa brand policy senza ricerca (ascolto, partecipazione e soprattutto base per mediatizzazione). Abbiamo acquisito appunto dalle ricerche che Milano entra in fascia più alta di “campionato”: questa la percezione e le attese dentro e fuori la città (anche in Italia e nel mondo). Molti hanno accettato l’idea che le tre filiere relazionali devono stare in equilibrio: Mi-Città metropolitana; Mi-Italia; Mi-Mondo.

Due temi sembrano per ora accennati ma non sufficientemente discussi. Il primo riguarda gli investimenti: con quale programmazione e con quali vere fonti di risorse giocare la partita del “passaggio di categoria”? Non è competenza della “brand policy”, ma chi si occupa di comunicare promesse mantenute ha l’obbligo di segnalare l’urgenza: bisogna inventariare la previsione di investimenti per assicurare la tendenziale risposta alle attese di varie questioni discusse. Che sono poi: la soluzione vera e rapida per l’area Expo; la costruzione del nuovo patto culturale e civile per l’area metropolitana; i piani per mantenere la soglia del +20% nel turismo; un’idea del turismo dello “stare” e non solo del “passare”; più forza comunicativa (non basta alimentare Facebook! ) per sostenere nel mondo la reputazione.

Il secondo tema riguarda un dibattito che probabilmente avvieremo presto (non era comprimibile nel programma del 17 e gli verrà dedicato uno spazio a sé stante): che partita intendono giocare i grandi media? Quale rapporto tra stampa, tv e web in questo immediato pre-campionato? Come ritorna in agenda – alle luce di questo tema (non su spiccioli bisogni di cronaca ) il rapporto tra Milano e la Rai?

Intanto, per la verità, proprio il Forum è stato piuttosto ben raccontato almeno sui tre grandi giornali della città (Corriere, Sole, Repubblica).

La sintesi del tema di convocazione, come abbiamo detto, l’aveva fatta addirittura il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiudendo Expo (lo avevamo segnalato con forza su ArcipelagoMilano): “Speranza Milano, capitale europea, motore dell’Italia”. E su quella sintesi abbiamo aggiunto una derivata interessante di Expo: la sfida (anche simbolico – narrativa) dell’attrazione globale. Insomma come regolare la filiera Milano-Italia per una comunicazione condivisa nell’uscita dalla crisi e come regolare i nostri messaggi globali perché l’“attrattività” non è solo un processo spontaneo, ma anche indotto, investito, mantenuto, accompagnato.

Tra gli intervenuti una bella narrazione della “evoluzione” del brand l’ha fatta Giovanni Valotti (presidente di A2A e prorettore della Bocconi): “Ho conosciuto la Milano efficiente, forse un po’ arida, senza il tempo di annoiarsi, ma neppure di godere di se stessa, dei propri valori e delle proprie bellezze. Questa Milano mi ha insegnato il ritmo. Ma poi la Milano da bere, un po’ euforica, è stata travolta dagli scandali, ha conosciuto periodi di crisi e appannamento, si è allontanata dai fasti delle grandi capitali europee. Questa Milano mi ha insegnato l’umiltà. Oggi ritrovo una Milano credibile, potremmo dire quasi liberata. Questa Milano mi insegna la fiducia”.

La sintesi conclusiva il 17 novembre l’ha poi naturalmente fatta il sindaco Giuliano Pisapia che – nel cogliere il punto di equilibrio tra gli aspetti economici e quelli culturali di questo approccio – ha confermato l’indirizzo partecipativo per Comune e Città metropolitana non in house ma chiedendo ai soggetti pubblici e privati coinvolti (e altri che vorranno unirsi) di considerare l’agenda su questa materia un argomento di approccio ad un bene comune.

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MI-IMMAGINO

Premiate le scuole del territorio metropolitano di Milano sul racconto della città futura.

“Brand Milano riparte dalle scuole del territorio”, ha detto Stefano Rolando a nome dell’Associazione Brand Milano, aprendo l’evento di premiazione di scuole e studenti che hanno meglio interpretato il tema del concorso creativo lanciato alcuni mesi fa sull’interpretazione e sul racconto della trasformazione della città e della sua nuova narrativa. “Su questa materia il diritto alla parola è di tutti ed è importante coinvolgere i più giovani che dimostrano di leggere una città in grado di connettere tradizione e innovazione”.

In rappresentanza del Comune – che ha patrocinato il concorso – la Vice-Sindaco Anna Scavuzzo (con delega anche all’Educazione) ha sottolineato “il ruolo del sistema scuola nel territorio attorno ai temi identitari, perché il cambiamento sociale e culturale nella scuola ha evidenti caratteri e mostra una sensibilità alla qualità della vita e al ruolo delle persone che sono l’obiettivo centrale della crescita della città”.

L’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno – che ha messo a disposizione dei premiati ingressi gratuiti a mostre e spettacoli – ha colto “invenzione e creatività con diverse modalità espressive e con linguaggi che fanno dei materiali presentati un piccolo patrimonio a disposizione di future iniziative”. Il dirigente del Ministero della Pubblica Istruzione per il territorio di Milano, Marco Bussetti, ha complimentato gli studenti per il loro contributo “i più grandi capaci di competenze tecnologiche compiute e i più piccoli con la forza dell’immaginazione e quindi anche della volontà di avere un futuro segnato dalla qualità ambientale”.

 

La commissione di valutazione del concorso promosso dall’Associazione Brand Milano, con la collaborazione degli Assessorati all’Educazione e al Turismo e Marketing territoriale del Comune di Milano, con gli Uffici di Milano della Direzione generale del Ministero della Pubblica istruzione (MIUR) e con la collaborazione della Triennale di Milano, ha riconosciuto meritevoli di segnalazione e premio i seguenti elaborati:

            • in relazione al tema identitario, è stato scelto e premiato il video realizzato dagli allievi del Liceo Scientifico Paritario Fermi “Milano Milano” che lancia il messaggio della fine della distinzione di appartenenza tra capoluogo e comuni della vasta area;
            • in relazione al tema del patrimonio simbolico, è stato scelto e premiato il montaggio fotografico realizzato dagli allievi del Liceo Scientifico Statale Cremona che coglie nel Duomo e nel nuovo Skyline la polarità simbolica della città con accompagnamento di citazioni letterarie storiche;
            • in relazione al tema del cambiamento, con approccio di inchiesta video‐giornalistica, è stata scelta e premiata la realizzazione degli allievi dell’IISS Rosa Luxembourg condotta sull’opinione dei giovani attorno a ciò che piace e a ciò che ritengono necessario cambiare nella città;
            • ancora in relazione al tema del cambiamento, con approccio alla documentazione fotografica, con testi e ricerca musicale, è stata scelto e premiato l’impegno articolato tra più gruppi di studenti e articolato in diversi segmenti del territorio, coordinato, nell’ambito dell’istruzione secondaria, dalla Scuola Germanica di Milano:
            • in relazione al tema sociale, è stato scelto e premiato il contributo grafico individuale realizzato da un’ allieva dell ’IISS Rosa Luxembourg, che rappresenta il simbolo popolare della “Vedovella” circondato da elementi simbolici attorno all’accoglienza, alla solidarietà e alla qualità ambientale;
            •  in relazione infine al tema del racconto simbolico, è stato scelto e premiato l’intera realizzazione di 21 disegni degli allievi della seconda elementare della Scuola Iqbal Masiq che compongono un’ampia di elementi simbolici
            • dedicati alle trasformazioni delle dinamiche urbane.

La premiazione

Giorno 1 giugno 2016,  presso l’Istituto tecnico “G. Zappa” di Milano, si è costituita la commissione di valutazione per il concorso “MI-IMMAGINO”,  promosso con la collaborazione degli Assessorati all’Educazione e al Turismo e Marketing territoriale del Comune di Milano, con gli Uffici di Milano della Direzione generale del Ministero della Pubblica istruzione (MIUR) e con il Comitato Brand Milano. La Commissione ha riconosciuto meritevoli di segnalazione e premio i seguenti elaborati:

In relazione al tema identitario, è stato scelto e premiato il video realizzato dagli allievi del Liceo Scientifico Paritario Fermi “Milano Milano”che lancia il messaggio della fine della distinzione di appartenenza tra capoluogo e comuni della vasta area.

In relazione al tema del patrimonio simbolico, è stato scelto e premiato il montaggio fotografico realizzato dagli allievi del Liceo Scientifico Statale Cremona che coglie nel Duomo e nel nuovo Skyline la polarità simbolica della città con accompagnamento di citazioni letterarie storiche.
In relazione al tema del cambiamento, con approccio di inchiesta video‐giornalistica, è stata scelta e premiata la realizzazione degli allievi dell’IISS Rosa Luxembourg condotta sull’opinione dei giovani attorno a ciò che piace e a ciò che ritengono necessario cambiare nella città.
Ancora in relazione al tema del cambiamento, con approccio alla documentazione fotografica, con testi e ricerca musicale, è stata scelto e premiato l’impegno articolato tra più gruppi di studenti e articolato in diversi segmenti del territorio, coordinato, nell’ambito dell’istruzione secondaria, dalla Scuola Germanica di Milano,
In relazione al tema sociale, è stato scelto e premiato il contributo grafico individuale realizzato da un’ allieva dell’IISS Rosa Luxemburg, che rappresenta il simbolo popolare della “Vedovella” circondato da elementi simbolici attorno all’accoglienza, alla solidarietà e alla qualità ambientale.

In relazione infine al tema del racconto simbolico, è stato scelto e premiato l’intera realizzazione di 21 disegni degli allievi della seconda elementare della Scuola Iqbal Masiq che compongono un’ampia di elementi simbolici dedicati alle trasformazioni delle dinamiche urbane.

Dichiarazione del Sindaco Pisapia

“Il coinvolgimento di ragazzi e ragazze della Città metropolitana è fondamentale per creare la Milano di domani”

Raccontare, pensare e immaginare i tratti distintivi della Milano del futuro secondo le idee e i progetti di giovani milanesi metropolitani. Questo l’obiettivo di MI-IMMAGINO, il progetto fortemente voluto dall’Amministrazione e dal Comitato Brand Milano. A illustrare questa mattina i contenuti dell’iniziativa nella Sala dell’Orologio di Palazzo Marino, l’assessore all’Educazione e Istruzione Francesco Cappelli, il presidente del Comitato Brand Milano Stefano Rolando, il direttore dell’Ufficio scolastico territoriale di Milano Marco Bussetti, Patrizia Quartieri, consigliere delegato istruzione della Città metropolitana e Patrizia Galeazzo, responsabile progetto Education Brand Milano.

“Con questo programma che coinvolgerà gli studenti delle scuole di tutto il territorio cittadino e di quello metropolitano saranno i più giovani, insieme alle loro famiglie e agli insegnanti, a raccontarci quel che si aspettano da Milano. Dopo il grande successo del Bilancio Partecipativo – afferma il Sindaco di Milano e della Città metropolitana Giuliano Pisapia –, cui hanno partecipato tantissimi ragazzi e ragazze, questa nuova iniziativa punta a raccogliere un pensiero creativo rivolto al futuro. Il coinvolgimento dei nostri concittadini più giovani può essere un importante punto di partenza per la progettazione della Milano di domani”.
“Grazie a questa iniziativa – commenta l’assessore al Commercio e Marketing territoriale Franco D’Alfonso – Milano vuole coinvolgere le nuove generazioni nella costruzione della nuova immagine della città dopo Expo2015, partendo dal ricco e variegato patrimonio della tradizione ma interpretandolo e adeguandolo al cambiamento sociale e culturale in atto. Sulla scia di quanto accaduto in altre grandi Città metropolitane, sedi di grandi eventi internazionali, quali Londra, Parigi, Lione, Amsterdam, Toronto, che sono diventate ‘grandi’ e hanno prodotto nuove forme di comunicazione simbolica del loro stesso cambiamento”.
Il progetto MI-IMMAGINO vuole incentivare i giovani milanesi (studenti delle scuole primarie e secondarie di Milano e provincia) a raccontare, attraverso diversi linguaggi espressivi della pittura, scrittura, fotografia, corti e prodotti multimediali, come sono cambiati l’immagine e i simboli della città e quali dovranno essere i tratti distintivi della Milano dei prossimi anni in una dimensione metropolitana.
“Dai progetti emergeranno sicuramente sorprese e suggestioni molto interessanti su come i giovani milanesi vedono la nostra città – dichiara l’assessore all’Educazione e istruzione Francesco Cappelli. I ragazzi esprimono la propria consapevolezza civica in un modo molto creativo, che spesso spiazza gli adulti. Come amministratori abbiamo la grande responsabilità di ascoltarli e di tradurre le loro visioni in azioni concrete, un compito arduo ma molto stimolante”.
“Brand Milano ha operato fin qui con costante attenzione all’opinione pubblica (tra l’altro segnalando con l’ultima rilevazione Ipsos per la prima volta un 51% di milanesi favorevoli alla nuova realtà in costruzione) – conclude Stefano Rolando, presidente del Comitato Brand Milano -. Con questo programma si chiede a una parte della stessa opinione pubblica, nella vasta area, di esprimere un’immaginazione che aiuta a cogliere meglio bisogni e aspettative”.

Il concorso è l’occasione per far emergere l’interpretazione creativa e simbolica di come i giovani cittadini vorrebbero la città in trasformazione: il lavoro, la formazione, i trasporti, l’edilizia, il verde e l’ambiente, il tempo libero, lo sport, ma anche far emergere la qualità della vita, la creatività, lo spettacolo, la cultura, l’attrattività, la capacità di integrare culture diverse tipiche della Città metropolitana. Un percorso creativo volto a stimolare l’elaborazione da parte degli studenti del patrimonio simbolico di Milano, riletto in chiave moderna e in sintonia con l’immagine che si vorrebbe della città.
Gli studenti delle scuole che parteciperanno a MI-IMMAGINO potranno scegliere di raccontare la città del futuro attraverso racconti, poesie, testi teatrali (che non superino le 5 cartelle, 10mila battute), oppure scegliendo linguaggi multimediali, come file audio, video o animazioni della durata massima di 5 minuti.
Tra tutti i progetti pervenuti, ne verranno selezionati 3 per ogni livello di scuola, primarie e secondarie, per un totale di 9 progetti premiati.

 

Nota di  spiegazione dell’iniziativa di concorso nelle scuole della città metropolitana di Milano (dicembre 2015-aprile 2016)

Una città che cambia identità

  • Gli studenti, in una esperienza progettuale di gruppo, sono sollecitati a immaginare ed esprimere i tratti simbolici prevalenti di una città che cambia identità. Perché:– la parola “Milano” comprenderà unitariamente l’area della città capoluogo e quella di tutta la ex Provincia;– la complessità delle sue reti (viarie, di trasporto, di comunicazione) innerverà un insieme urbano che si propone al mondo come città unica che triplica i suoi abitanti;– le storie e i caratteri di tutti quei luoghi prima divisi amministrativamente in Comuni rimarranno parte di un insieme con le loro distinzioni.
  • Così è stato per altre grandi città metropolitane in Europa e nel mondo (Londra, Parigi, Lione, Amsterdam, Toronto, eccetera) che diventate “grandi” hanno prodotto nuove forme di comunicazione simbolica del loro stesso cambiamento.

Lo scopo del concorso 

  • Lo scopo del concorso è di far emergere l’immaginario simbolico, appunto, dei giovani attorno a questo processo. Esso potrebbe riprendere molti aspetti: il lavoro, la formazione, i trasporti, l’edilizia, il verde e l’ambiente, il tempo libero, lo sport, eccetera. Ma anche caratteri meno materiali, come la qualità della vita, la creatività, lo spettacolo, la cultura, l’attrattività, la capacità di integrare etnie e culture diverse, la necessità di distribuire le funzioni (la salute, l’assistenza, i luoghi di studio, il commercio, lo spettacolo, eccetera) in forma più ampia e con una visione più unitaria.
  • Insomma passare da una Milano che esprime oggi poco più di un milione di abitanti e quasi altrettanti “pendolari”, a una città in cui l’insieme sociale vive e si muove con confini più ampi e quindi stabilendo la sua competitività anche con realtà nel mondo di quelle nuove dimensioni.

Fare emergere un’interpretazione creativa e simbolica

  • Un testo può descrivere i sentimenti di questa trasformazione, per segnalare adesione al cambiamento o anche bisogno di vedere salvaguardate le proprie tradizioni a quel cambiamento. Un prodotto grafico o pittorico può concentrarsi sui caratteri più vistosi ed emblematici di quel cambiamento. Un prodotto audiovisivo può cercare di narrare brevi storie o brevi concatenazioni di immagini (anche solo alcune immagini se si tratta di un prodotto fotografico) che prendano spunto dal tema della trasformazione identitaria e urbanistica.
  • Il concorso, insomma, è l’occasione per far emergere l’interpretazione creativa e simbolica di come i giovani cittadini di quella città in trasformazione, ove sollecitati a pensarci, avvertano i caratteri della trasformazione stessa.

Senso di appartenenza e attrattività del territorio

  • Elaborare gli elementi di brand per Milano Metropolitana significa lavorare sia sul senso di appartenenza collettiva che sulla attrattività del territorio.
  • Significa unire gli scopi precipui delle pubbliche amministrazioni (rappresentare la cittadinanza, guidandola verso la sua crescita piena, verso forme di inclusione, valorizzazione dei suoi patrimoni storici e sociali, e di sviluppo sostenibile e condiviso) con quelli dei soggetti produttivi ed economici, quelli della ricerca scientifico-tecnologica, quelli della trasformazione urbanistica e della ricettività turistica.

Favorire condizioni partecipative

  • Fra le dinamiche più proficue – e più impegnative – del coinvolgimento comunitario, quella con l’universo scolastico richiede particolare attenzione. Soprattutto avendo cura di offrire a dirigenti scolastici e insegnanti – anche oltre il periodo del concorso attivato – sostegno alle problematiche concrete del loro abituale dialogo con studenti, famiglie e territorio rendendo funzionale e convergente la richiesta di partecipazione.
  • Per questo ci proponiamo di considerare la proposta di partecipazione ad un concorso creativo sull’immaginazione della futura città metropolitana (la grande Milano che riguarderà tutti come cittadini protagonisti) come una occasione per comprendere insieme alcuni temi della rappresentazione e della comunicazione con cui la città esprime in tantissimi modi il suo cambiamento.

Possibilità di sviluppi in prospettiva

  • Per esempio:

– immaginare possibili alcuni percorsi formativi (per dirigenti e docenti), anche da condurre con la collaborazione della rete universitaria che è parte del comitato scientifico del progetto di brand Milano, sulle forme del linguaggio visivo e sulla sua potenza persuasiva;

– sostenere il corpo docente nella educazione degli studenti alla conoscenza e alla decostruzione dei messaggi visivi (tv e media generalisti, social media, internet, cinema, video musicali, tutorial, blog, pubblicità, grafica istituzionale, etc.);

– offrire momenti di sperimentazione intorno alle tecniche espressive e agli apparati di produzione di messaggi visivi.

  • Una fase ‘formativa’, in definitiva, che prenderà un tempo più ampio della specifica iniziativa del concorso il quale svolge il compito di richiamare l’attenzione verso il tema, lasciando poi aperta la strada ad un lavoro di servizio e di dialogo con il mondo educativo e scolastico che investirà un dibattito in fondo inesauribile quale è quello dei percorsi identitari nella fase storica di loro maggiore esposizione al cambiamento e alla globalizzazione.

Il Monumentale al femminile

Il cantiere del Cimitero Monumentale si aprì nel 1864 sviluppandosi concretamente tra il 1865 e il 1866.
Il progetto dell’architetto Carlo Maciachini prende forma con l’avviamento dell’Unità d’Italia per collocarsi subito nel quadro dei riferimenti importanti dell’architettura funeraria. Con il 1870 l’edificio di ingresso, progettato inizialmente come una chiesa, assume la funzione di luogo di sepoltura di italiani illustri (il Famedio) con attenzione a coloro che – nativi o adottivi – hanno reso grande Milano, tra i primi Alessandro Manzoni e Carlo Cattaneo.

L’Amministrazione Civica di Milano in occasione dell’anno della 150a ricorrenza della costruzione e dell’inaugurazione del Monumentale promuove un programma di iniziative culturali e civili di memoria e dedica le onoranze del 2015 al tema delle donne protagoniste della storia della città, dei suoi valori etici, sociali e scientifici.

Programma

10.00 – 11.15
Paola Bocci – La ricorrenza di quest’anno
Franco D’Alfonso – Presentazione della brochure “Verso il centocinquantenario del Monumentale”
Chiara Ferrari – IPSOS – Cosa emerge da una rilevazione demoscopica sui visitatori del Monumentale
Francesca Zajczyk – La ragione delle scelte
Marta Boneschi – Scrittrice e storica – Quattordici storie nella storia di Milano

10.00 – 17.00 Cortometraggi a cura della Civica Scuola di Cinema

Dalle 12.15 alle 15.30 – Partenza dal Piazzale Esterno
Passeggiate nei viali dell’eternità in compagnia di protagonisti della Milano di oggi Carlo Fontana
Fiorenzo Galli
Carla De Bernardi
Cristina Cattaneo

13.00 – 14.00 Visite guidate a cura del Servizio Civile e del personale dipendente del Cimitero Monumentale

14.30
“All’anagrafe” reading di e con Livia Grossi
Un ironico monologo sui requisiti necessari per ottenere la Carta d’identità di Donna, il reading riflette sul valore della donna come individuo al di là dei tradizionali ruoli sociali di madre, moglie e figlia. Il diritto di esistere e il prezzo che si paga. Il testo è il prologo del reportage teatrale “Nonostante voi. Storie di donne coraggio”, un viaggio tra parole e musica che s’interroga sull’identità individuale e pubblica

16.00 – 17.00 Una storia (anche) milanese
Presentazione del libro “Io amavo il mare, lui la montagna – Ritratto di Carla Voltolina Pertini
Un testo promosso dalla Fondazione “Sandro Pertini”, a cura di Stefano Rolando, con la collaborazione di Anna Celadin, prefazione di Giuliano Pisapia (Arcipelago Edizioni, ottobre 2015).
Testimonianze e scritti sulla staffetta partigiana delle Brigate Matteotti che portò a Milano Sandro Pertini (tra i leader del CLNAI) per guidare l’insurrezione e la liberazione della città. Storia della giornalista che accompagnò il dibattito nazionale sulla “legge Merlin” pubblicando “Lettere dalle case chiuse”. Storia della psicologa del disagio mentale che agì nel concreto delle situazioni ospedaliere. Storia della first lady più riservata e misteriosa del Quirinale.

    • Intervengono : Cinzia Sasso, Stefano Rolando, Umberto Voltolina
    • Reading a cura della Civica Scuola di Teatro “Paolo Grassi” su testi tratti dalla pubblicazione

17.00
corto teatrale*“Mamma cara, io resisto”
Regia e drammaturgia di Luca Rodella, con Paola Campaner e Giulia Bertasi (fisarmonica)
Sommersa da ricordi, lettere dal campo di concentramento e musiche della sua giovinezza, incontriamo la partigiana Onorina Brambilla Pesce. Il suo è un tempo di attesa che non scorre mai, un tempo eterno di resistenza, nel quale non può che condividere per sempre con tutti la sua lotta al femminile, e sperare perché no, un giorno, di riabbracciare la mamma tanto amata…

* diplomanti alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e ai Civici Corsi di Jazz della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado

Il 2 novembre 2015 si svolgerà al Famedio del Monumentale la cerimonia ufficiale di iscrizione dei Benemeriti del Famedio (15 Benemeriti del 2015 e 14 donne benemerite nella storia di Milano) con gli interventi del Presidente del Consiglio Comunale di Milano Basilio Rizzo e del Sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

Milano a fior d’acqua

Fotografie dei navigli milanesi e lombardi dalle collezioni
del Museo di Fotografia Contemporanea e del Civico Archivio Fotografico di Milano

26 – 30 aprile 2015

Darsena di Milano, accesso da viale Gorizia

Milano festeggia la nuova Darsena con una mostra dedicata alla città vista attraverso i suoi canali.

La mostra è realizzata nell’ambito del Progetto Brand Milano, nato per volontà del Comune per riflettere sul racconto di Milano in occasione di Expo 2015 attraverso la valorizzazione e rievocazione di percorsi simbolici e identitari, e si inserisce negli eventi legati all’inaugurazione della nuova Darsena e di piazza XXIV Maggio.

La mostra è una produzione Museo di Fotografia Contemporanea, Triennale di Milano, Comune di Milano e Navigli Lombardi, in collaborazione con Civico Archivio Fotografico del Castello Sforzesco, Regione Lombardia e Rete Fotografia.

Milano a fior d’acqua presenta un’accurata selezione di fotografie di importanti autori italiani che datano dalla fine degli anni Venti alla fine degli anni Novanta del Novecento, dedicate alla ricchezza e alla varietà del paesaggio urbano milanese e del vasto e produttivo territorio intorno alla città, significativamente segnato dalla presenza delle acque dei molti canali costruiti nel tempo.

Si compone di tre nuclei di immagini, tratte dagli archivi del Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano e del Museo di Fotografia Contemporanea e appositamente riprodotte per la mostra.

Le più antiche fotografie, degli anni Venti e Trenta, appartengono a preziosi album conservati presso il Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano e mostrano noti punti della città caratterizzati da navigli e canali minori, ponti, imbarcazioni, attività umane che si svolgono sull’acqua: una Milano città d’acqua affascinante e inaspettata, completamente diversa dalla Milano attuale.

Sempre dal Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano provengono le immagini di Paolo Monti (dall’Archivio Paolo Monti in deposito e di proprietà della Fondazione BEIC, Biblioteca Europea d’Informazione e Cultura), uno dei riconosciuti maestri della fotografia italiana del Novecento che negli anni Cinquanta ha dedicato molte serie fotografiche alla Darsena e ai Navigli milanesi, studiandone a lungo le strutture e il rapporto con il contesto urbano.

La terza parte della mostra comprende infine una serie di immagini di importanti protagonisti della fotografia italiana contemporanea: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Vincenzo Castella, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Toni Nicolini, Francesco Radino. Insieme ad altri fotografi, essi hanno preso parte, tra il 1987 e il 1997, al noto progetto Archivio dello spazio, parte fotografica del progetto Beni Architettonici e Ambientali della Provincia di Milano, dando una rappresentazione corale del complesso rapporto tra architetture storiche e paesaggio industriale e postindustriale nel territorio provinciale. Nel paesaggio, tra zone agricole e aree ex-industriali, la presenza dei canali riveste un’importanza fondamentale. Le fotografie di Archivio dello spazio fanno parte delle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea.

Aperta dalle ore 10.30 alle 23

Domenica 26 aprile visite guidate gratuite alle ore 11 / 12 / 15 / 16 / 17 / 18 / 19 / 20 / 21

INGRESSO GRATUITO

 

MEMORIA E ATTUALITA’ DELLE ACQUE DI MILANO

Per molti secoli – nel corso di tutto il secondo millennio – una rete d’acqua, che ai primi dell’Ottocento aveva raggiunto i centocinquanta chilometri di articolazione, ha qualificato l’immagine, le funzionalità e l’identità stessa della città di Milano. Con alcuni precedenti di adattamento e di canalizzazione dei corsi d’acqua che possono datarsi ancora con la Milano romana.
Una rete geometricamente  iscritta in un quadrilatero naturale: a nord le catene montuose generatrici; a ovest la dorsale del Ticino proveniente dal lago Maggiore;  a est la dorsale dell’Adda proveniente dal lago di Como; a sud, chiudendo il quadrilatero e connettendolo al mar Adriatico, il fiume-madre, il Po. 
Nell’età rinascimentale questa rete comprende una massa d’acqua già canalizzata e già domata dall’ingegno umano. Lo stesso Leonardo ebbe ruolo scientifico e progettuale non nella formazione, come qualcuno ancora dice, ma nel perfezionamento delle conche decisive per il rapporto tra velocità e funzionalità dei navigli. E, nel tempo, quell’ingegno di più generazioni profilò – con un crescendo di investimenti tecnologici e di risultati urbanistici e commerciali – una gerarchia delle ragioni che classificavano (pare incedibile dirlo oggi) Milano come “città d’acqua” (come si continua a dire di città come Amsterdam o Venezia). Dapprima quella rete significò  mezzi di difesa. In pari tempo essa fu fondamentale per assicurare adeguate fonti di irrigazione. Presto fu anche essenziale come rete di comunicazioni. E nel complesso di questa multipla esperienza fu naturalmente paesaggio caratterizzante, tanto gli ambienti urbani quanto i limitrofi ambienti rurali. 

L’acqua dunque – per stare al tema centrale di Expo – come prioritario strumento della nutrizione di un territorio e come qualificazione estetica del carattere di un paesaggio permanente. 
La progressiva copertura dei navigli – nella parte urbana di questa rete – nel pieno dell’evoluzione dell’età industriale teneva conto del fatto che questa rete accoglieva ogni genere di scorie dei processi produttivi allora intrusivi nel territorio urbano; ma aveva anche l’obiettivo di fermare il traffico meccanizzato della città determinando un abbassamento della velocità commerciale che il “costo del progresso” non ritenne di poter sostenere. 
Chi ha l’età per ricordare di persona almeno le parti finali di quel processo di copertura ricorda anche che l’opinione pubblica non si strappò i capelli e non si stracciò le vesti per protestare. Accompagnò con realismo la deformazione di un paesaggio urbano assai radicato (certo con qualche protesta culturale in epoca diciamo ancora pre-ecologica),  rimandandosi così l’appuntamento con il senso di perdita che solo di recente quella vicenda ha fatto avvertire. 
Expo 2015 e un nuovo e  ora anche più consolidato movimento  di sensibilizzazione civica attorno al tema del recupero funzionale almeno parziale delle aree urbane dei navigli hanno quindi di recente riproposto un’attenzione al tempo stesso culturale e progettuale al tema. Una attenzione che passa attraverso un inedito confronto –  almeno per la grande maggioranza dei cittadini – con quel carattere di “città d’ acqua” che richiede ricerca, memoria, racconto, rielaborazione.
Stefano Rolando
Presidente Comitato Brand Milano

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