Milano a fior d’acqua

Milano a fior d’acqua
Fotografie dei navigli milanesi e lombardi dalle collezioni
del Museo di Fotografia Contemporanea e del Civico Archivio Fotografico di Milano

26 – 30 aprile 2015

Darsena di Milano, accesso da viale Gorizia

Milano festeggia la nuova Darsena con una mostra dedicata alla città vista attraverso i suoi canali.

La mostra è realizzata nell’ambito del Progetto Brand Milano, nato per volontà del Comune per riflettere sul racconto di Milano in occasione di Expo 2015 attraverso la valorizzazione e rievocazione di percorsi simbolici e identitari, e si inserisce negli eventi legati all’inaugurazione della nuova Darsena e di piazza XXIV Maggio.

La mostra è una produzione Museo di Fotografia Contemporanea, Triennale di Milano, Comune di Milano e Navigli Lombardi, in collaborazione con Civico Archivio Fotografico del Castello Sforzesco, Regione Lombardia e Rete Fotografia.

Milano a fior d’acqua presenta un’accurata selezione di fotografie di importanti autori italiani che datano dalla fine degli anni Venti alla fine degli anni Novanta del Novecento, dedicate alla ricchezza e alla varietà del paesaggio urbano milanese e del vasto e produttivo territorio intorno alla città, significativamente segnato dalla presenza delle acque dei molti canali costruiti nel tempo.

Si compone di tre nuclei di immagini, tratte dagli archivi del Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano e del Museo di Fotografia Contemporanea e appositamente riprodotte per la mostra.

Le più antiche fotografie, degli anni Venti e Trenta, appartengono a preziosi album conservati presso il Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano e mostrano noti punti della città caratterizzati da navigli e canali minori, ponti, imbarcazioni, attività umane che si svolgono sull’acqua: una Milano città d’acqua affascinante e inaspettata, completamente diversa dalla Milano attuale.

Sempre dal Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano provengono le immagini di Paolo Monti (dall’Archivio Paolo Monti in deposito e di proprietà della Fondazione BEIC, Biblioteca Europea d’Informazione e Cultura), uno dei riconosciuti maestri della fotografia italiana del Novecento che negli anni Cinquanta ha dedicato molte serie fotografiche alla Darsena e ai Navigli milanesi, studiandone a lungo le strutture e il rapporto con il contesto urbano.

La terza parte della mostra comprende infine una serie di immagini di importanti protagonisti della fotografia italiana contemporanea: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Vincenzo Castella, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Toni Nicolini, Francesco Radino. Insieme ad altri fotografi, essi hanno preso parte, tra il 1987 e il 1997, al noto progetto Archivio dello spazio, parte fotografica del progetto Beni Architettonici e Ambientali della Provincia di Milano, dando una rappresentazione corale del complesso rapporto tra architetture storiche e paesaggio industriale e postindustriale nel territorio provinciale. Nel paesaggio, tra zone agricole e aree ex-industriali, la presenza dei canali riveste un’importanza fondamentale. Le fotografie di Archivio dello spazio fanno parte delle collezioni del Museo di Fotografia Contemporanea.

Aperta dalle ore 10.30 alle 23

Domenica 26 aprile visite guidate gratuite alle ore 11 / 12 / 15 / 16 / 17 / 18 / 19 / 20 / 21

INGRESSO GRATUITO

 

MEMORIA E ATTUALITA’ DELLE ACQUE DI MILANO

Per molti secoli – nel corso di tutto il secondo millennio – una rete d’acqua, che ai primi dell’Ottocento aveva raggiunto i centocinquanta chilometri di articolazione, ha qualificato l’immagine, le funzionalità e l’identità stessa della città di Milano. Con alcuni precedenti di adattamento e di canalizzazione dei corsi d’acqua che possono datarsi ancora con la Milano romana.
Una rete geometricamente  iscritta in un quadrilatero naturale: a nord le catene montuose generatrici; a ovest la dorsale del Ticino proveniente dal lago Maggiore;  a est la dorsale dell’Adda proveniente dal lago di Como; a sud, chiudendo il quadrilatero e connettendolo al mar Adriatico, il fiume-madre, il Po.
Nell’età rinascimentale questa rete comprende una massa d’acqua già canalizzata e già domata dall’ingegno umano. Lo stesso Leonardo ebbe ruolo scientifico e progettuale non nella formazione, come qualcuno ancora dice, ma nel perfezionamento delle conche decisive per il rapporto tra velocità e funzionalità dei navigli. E, nel tempo, quell’ingegno di più generazioni profilò – con un crescendo di investimenti tecnologici e di risultati urbanistici e commerciali – una gerarchia delle ragioni che classificavano (pare incedibile dirlo oggi) Milano come “città d’acqua” (come si continua a dire di città come Amsterdam o Venezia). Dapprima quella rete significò  mezzi di difesa. In pari tempo essa fu fondamentale per assicurare adeguate fonti di irrigazione. Presto fu anche essenziale come rete di comunicazioni. E nel complesso di questa multipla esperienza fu naturalmente paesaggio caratterizzante, tanto gli ambienti urbani quanto i limitrofi ambienti rurali.

L’acqua dunque – per stare al tema centrale di Expo – come prioritario strumento della nutrizione di un territorio e come qualificazione estetica del carattere di un paesaggio permanente.
La progressiva copertura dei navigli – nella parte urbana di questa rete – nel pieno dell’evoluzione dell’età industriale teneva conto del fatto che questa rete accoglieva ogni genere di scorie dei processi produttivi allora intrusivi nel territorio urbano; ma aveva anche l’obiettivo di fermare il traffico meccanizzato della città determinando un abbassamento della velocità commerciale che il “costo del progresso” non ritenne di poter sostenere.
Chi ha l’età per ricordare di persona almeno le parti finali di quel processo di copertura ricorda anche che l’opinione pubblica non si strappò i capelli e non si stracciò le vesti per protestare. Accompagnò con realismo la deformazione di un paesaggio urbano assai radicato (certo con qualche protesta culturale in epoca diciamo ancora pre-ecologica),  rimandandosi così l’appuntamento con il senso di perdita che solo di recente quella vicenda ha fatto avvertire.
Expo 2015 e un nuovo e  ora anche più consolidato movimento  di sensibilizzazione civica attorno al tema del recupero funzionale almeno parziale delle aree urbane dei navigli hanno quindi di recente riproposto un’attenzione al tempo stesso culturale e progettuale al tema. Una attenzione che passa attraverso un inedito confronto –  almeno per la grande maggioranza dei cittadini – con quel carattere di “città d’ acqua” che richiede ricerca, memoria, racconto, rielaborazione.
Stefano Rolando
Presidente Comitato Brand Milano

Il brand Milano. Organizzare la narrazione.
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