Le 14 tesi identitarie su Milano

Testi predisposti dal Comitato Brand Milano a seguito delle risultanze della ricerca su identità e immagine di Milano (Ipsos, gennaio-febbraio 2014) nel quadro del progetto di convenzione tra Comune e Triennale. Collocate nella mostra “Identità Milano” (Triennale, 7 aprile-2 giugno 2014) come riferimenti generali del materiale inventariato come “patrimonio simbolico della Città”.

Terra di mezzo

Mediolanum, terra di mezzo, nodo di connessioni, baricentro e punto di convergenza nelle relazioni Nord/Sud e Est/Ovest. Un equilibrio dinamico che resiste anche nell’era internet. “Ma po’ i vegnen chi à Milàn” dice il refrain della popolare canzone milanese. Come lo diceva uno dei grandi (e tanti) conquistatori della città, Carlo V : “Terra di mezzo, pupilla dei miei occhi”. E come lo dice oggi Piero Bassetti, primo presidente della Regione Lombardia: “Per questo, città di contraddizioni e quindi ibrida, un meticciato che caratterizza soprattutto l’identità di Milano”.

Accoglienza

Una conseguenza dell’essere “terra di mezzo”, applicata modernamente all’etica del lavoro. Quella per cui conta più il contributo al processo produttivo che la differenza e la distinzione etnica e sociale. E, nel tempo, in quell’accoglienza c’è stata anche cura, assistenza, solidarietà. Senza mitologie e, qualche volta, con un eccesso di compiacimento. Sempre il vecchio ritornello della nota canzone di Giovanni Danzi: “Sì vegnì senza paura / num ve stringeremm la man / tucc el mond a l’è paes e semm d’accord / ma Milan l’è un grand Milan”.

Conoscenza

La Lombardia, una rete di tredici atenei di cui sette a Milano, città in cui 200 mila studenti (40 mila matricole) e 25 mila professori e ricercatori offrono – in 50 facoltà e 150 Dipartimenti – 130 corsi di laurea, una delle più vaste opportunità di conoscenza in tutti i campi, umanistici, scientifici, tecnici. Una rete integrata da istituti per la formazione superiore che nelle tecnologie innovative, nel design, nella moda, nelle arti, nella musica, nella coreografia e nella comunicazione costituiscono ambiti di eccellenza. “Dai miei genitori ho sempre avuto un gran supporto. La mia non è una famiglia di artisti, papà vende macchine, mamma è casalinga. Però hanno incentivato la mia passione, mi hanno aiutato a lasciare Vercelli per studiare a Milano alla Scala” (Roberto Bolle).

Archeologia industriale

15 milioni di metri quadri cingono una città che nel giro di alcuni anni ha visto la trasformazione di molte strutture industriali del Novecento in archeologia. E quell’archeologia, in rapidi tempi recenti, prende la strada di due connesse evoluzioni: la creatività e l’innovazione. Dove quelle strutture spesso sono state conservate e trasformate in laboratori di un’economia più immateriale oppure connessi alla trasformazione dell’industria manifatturiera alla ricerca di nuove performances tecnologiche. Nelle periferie e in zone abitate più centrali convivono le storie del passato e quelle che si stanno scrivendo sul futuro."La city un po’ avveniristica e un po’ provinciale. Un misto tra il risotto e l’acciaio, che mi diverte" (Alberto Lattuada)

Qualità della vita e sostenibilità

Un punto di mediazione tra il significato mediterraneo del termine (mangiare bene,in un ambito naturale e patrimoniale superbo) e il significato europeo del termine (abitare bene, in contesti di efficienza dei servizi). Un fattore sicuro di attrattività, ma anche una condizione standard della vita urbana che da secoli facilita l’operosità e l’ingegno. Quella “abilità degli abitanti” di cui scriveva Ausonio, nel terzo secolo d.C. parlando di facundia ingenia della città di Mediolanum. Oggi con un concorso delle donne al mercato del lavoro al 66% (contro il 53,6% della media italiana) e con punti di forza in tutto il sistema di incrocio tra “bello e utile” che ha avuto per un secolo nella Fiera di Milano la sua vetrina internazionale e nella Triennale di Milano un luogo dedicato di valorizzazione.

Moda

Difficile costruire univoche mappe di somiglianza e competitività tra le città del mondo. Ma per la moda Milano – con le sue ormai generazioni di stilisti, con il suo retroterra creativo e tecnologico – viene riconosciuta come città competitiva rispetto a grandi metropoli internazionali come Parigi, Londra e New York. “Parigi ha l’eleganza delle armonie e della grandeur. Londra l’eleganza della classe e del prestigio. Milano ha l’eleganza della sobrietà, della discrezione e della solidità”
(Gianfranco Ferré).

Design

A Milano 54 scuole di design, 7 ambiti universitari con corsi di laurea nel settore, 26 istituti professionali post-secondari e 21 scuole professionali che coinvolgono 10 mila studenti all’anno di cui quasi la metà stranieri. Milano disegna, la Brianza produce. “Dal cucchiaio alla città”, come diceva Ernesto Nathan Rogers, l’architetto della Torre Velasca. Una rete di esperienza che integra bello e utile oggi consacrata nel maggiore evento internazionale della città, il Salone del Mobile. “Quando qualcuno dice ‘questo lo so fare anch’io’ vuol dire che lo sa rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto prima” (Bruno Munari).

Salute

“Nel mondo Milano è conosciuta soprattutto per due cose: la Scala e l’Istituto dei Tumori, un istituto pubblico che ha cambiato lo standard mondiale di alcune terapie” (Gianni Bonadonna, sul Corriere della Sera). Iceberg di una rete sanitaria e ospedaliera che porta a Milano, dall’Italia e dal mondo, più ospiti in città (pazienti e familiari) del turismo a Firenze e a Venezia. Con un sistema misto – pubblico e privato – che integra prevenzione, cura, ricerca scientifica e formazione internazionale.

Cultura, arte, spettacolo e bellezza

Il patrimonio museale, produttivo, formativo di una città culturalmente robusta che tuttavia non ha mai puntato molto sull’arte e sulla cultura per qualificare la sua identità e la sua immagine, ma in cui alla fine i suoi luoghi topici (dalla Scala a Brera, ai suoi teatri, ai suoi musei, alle sue biblioteche, ai suoi capolavori d’arte) dominano l’immaginario internazionale legato alla città. “Non è vero che sono brutta. Non è vero che sopra di me c’è sempre la nebbia. Non è vero che sono fredda e penso solo ai soldi. Per chi mi avete preso? Io sono Milano. E sono una bella signora” (Un giorno a Milano, di Raffaella Rietman e Michele Traquillini).
“Il teatro è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività. A Milano vorremmo che autorità e giunte comunali si formassero questa precisa coscienza del teatro considerandolo come una necessità dei cittadini, come un servizio pubblico alla stregua della metropolitana e dei vigili del fuoco” (Paolo Grassi)

Solidarietà

Volontariato, noprofit, terzo settore, coop sociali, organizzazioni di solidarietà che agiscono nel territorio e anche, nate nel territorio, proiettate nel mondo. Una quota importante del PIL, dell’occupazione e della gestione di ambiti di servizio (alle persone, all’ambiente, a cause di interesse collettivo) fanno di Milano una città che ribalta qui la sua fama di città degli affari in una logica – fondata su secolari tradizioni – “senza scopo di lucro”. E nella scia di un pensiero manzoniano: “Si dovrebbe pensare di più a far del bene che a stare bene. E così si finirebbe anche a stare meglio”.

Comunicazione, sport

Il lungo tempo della réclame, motore della produzione e dei consumi e la modernizzazione degli sport di massa – che si intreccia con la comunicazione – con il calcio (35 scudetti tra Milan e Inter nella storia agonistica del settore), il Giro d’Italia organizzato dalla Gazzetta dello Sport, la Formula 1 a Monza e la gloriosa storia dell’Alfa Romeo, gli anni ruggenti dell’Ippodromo e quelli dei primi campionati nazionali di boxe, il grande basket e – nei limiti italiani – il rugby. Ed è una città rilevante per il giornalismo sportivo. Come ha detto Umberto Eco di Gianni Brera: “Brera è Gadda spiegato al popolo”.

Città metropolitana

La Milano soggettiva dei milanesi chiusa nella mura spagnole si apre alla Milano oggettiva della sua realtà tracciata dalle infrastrutture, dalla continuità urbanistica, dall’incrociarsi della MM, dal movimento quotidiano del suo immenso pendolarismo di rete. Il ridisegno – urbanistico, infrastrutturale, della mobilità e dei servizi – della “Grande Milano”, che contorna la vita di 5 milioni di abitanti, passa oggi per un progetto di autonomia di modello. Che Expo 2015 aiuta ad accelerare e che punta a maggiore coesione sociale e infrastrutturale e al rilancio dell’attrattività degli investimenti internazionali sul territorio. Con un’immagine storica dell’archetipo del “grande confine” rappresentato dal tour delle quattro grandi abbazie esterne alla città: Chiaravalle, Viboldone, Mirasole, Morimondo.

Diritti

Dall’Editto di Costantino (o Editto di Milano, del 313) ai Dei delitti e delle pene di Beccaria (1764) scorre nelle vicende della città un filo rosso nella storia dei diritti e dell’emancipazione sociale. Che si proietta nel presente e si incrocia con la storia – combattuta e sofferta in diversi tempi – della conquista della libertà e dell’indipendenza (dall’età comunale al Risorgimento alla Resistenza). Un percorso in cui è sempre stato rilevante il tema del civismo, ossia il tema – anch’esso non poco combattuto e spesso maltrattato - del rapporto tra la politica e il bene comune. Ed è la filosofia dell’organizzazione sociale che si riassume nell’assioma dello stesso Cesare Beccaria: “È meglio prevenire i delitti che punirli”.

Nutrizione

Nell’arco almeno degli ultimi mille anni la cultura della nutrizione appartiene al rapporto tra ambiente e tecnologia nell’esperienza di Milano che secoli fa realizzò – integrando le acque delle marcite e delle fogne – sistemi innovativi di irrigazione che moltiplicavano i tagli del riso e che di recente è divenuto diffuso laboratorio biodinamico. L’antica invenzione della “schiscetta” (della refezione scolastica) alimenta l’esperienza della nutrizione mobile facendo di alcune imprese alimentari milanesi e territoriali il soggetto di controllo del 60% della nutrizione mobile nel mondo. Il tema di Expo 2015. Come si legge anche in una caricatura francese dei tempi delle Rivoluzione del 1789: Un sanculotto alla moglie: “Tra poco prenderemo la Lombardia. Risposta: Per farne che? Replica finale: Per nutrirvi tutti”.